Il saluto conclusivo del neo vescovo

20160109_153615DIOCESI – Ecco il testo integrale del saluto porto dal neo vescovo Mons. Corrado Sanguineti, al termine della cerimonia di ordinazione episcopale. “Eminenza Reverendissima, carissimi confratelli vescovi e sacerdoti, carissimi diaconi, religiosi e religiose, gentili Autorità che ci onorate della vostra presenza, e voi tutti, carissimi fedeli e amici! Con queste poche parole, vorrei innanzitutto con voi rendere grazie a Cristo non solo per il dono di cui oggi mi rende partecipe, il dono di diventare successore degli apostoli, ma ancor prima per la fedeltà del suo amore verso tutti noi, un amore che si manifesta in tanti modi, per tante vie, anche non facendo mancare alla Sua Chiesa pastori che la guidino con la forza del Suo Spirito. Pastori che sono uomini, reali, segnati da fragilità e limiti – come io ben riconosco in me – eppure uomini che, investiti dalla grazia dello Spirito, e nell’impressionante continuità della successione apostolica, proseguono l’opera e la presenza di Cristo, il pastore “buono e bello”, in mezzo a noi. Per questo chiedo a tutti – come ho già fatto in queste settimane – di starmi vicino e di accompagnarmi con la preghiera, con l’affetto, con vera fraternità di cuore, perché il Signore porti a compimento l’opera buona che ha iniziato, in me e in voi, l’opera della santità, il miracolo di un’esistenza lietamente donata a Lui e al suo popolo. Viviamo giorni segnati dal vivo contrasto tra la luce e le tenebre, la luce della misericordia di Dio, nell’Anno Santo che Papa Francesco ci ha regalato, la luce di tanti testimoni e di tanto bene che ancora accade nel mondo, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità – quanto bene ho visto e ho toccato intorno a me in queste settimane, davvero il miracolo di un popolo e di un’amicizia che solo Gesù rende possibile! -, e le tenebre della violenza folle che insanguina tante parti del mondo, le tenebre dell’immane sofferenza di popoli, costretti a migrare, vittime dell’ingiustizia e della miseria, della persecuzione contro le minoranze cristiane e altre confessioni religiose, le tenebre di una frantumazione dell’umano, nelle sue evidenze naturali più semplici e immediate, soprattutto nella nostra cultura post-moderna in Occidente. Ecco, proprio il tempo natalizio che oggi si chiude con la festa del Battesimo del Signore, rinnova in noi l’umile certezza che «la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta» (Gv 1,5), la luce che è Cristo stesso, che vive qui e ora tra noi, e che traspare di più nella scia luminosa dei santi, noti e ignoti, che non mancano mai alla Sua Chiesa: aiutiamoci a guardare questa Luce apparsa nella nostra carne, lasciamoci incantare, avvolgere e trasformare da Cristo, per essere suoi testimoni per tutti coloro che c’incontrano. Permettete, infine, un semplice grazie a tante persone, qui presenti, anche solo con il cuore e nella comunione che ci lega in Gesù,a coloro a cui devo moltissimo nel mio cammino: Grazie a voi familiari, in particolari ai miei grandi genitori, alle mie sorelle con le loro famiglie, a mio fratello con i suoi compagni Memores Domini: la mia fede e la mia vocazione sono nate e cresciute nelle mura della nostra casa! Grazie ai Vescovi qui presenti, in particolare al cardinale Bagnasco che mi ha consacrato, a Mons. Giudici e Mons. Tanasini anche per come mi sono stati vicini in queste settimane: un grazie di cuore a Lei vescovo di Chiavari Alberto per tutta la paternità che mi ha testimoniato in questi anni, un grazie anche a Mons. Alberto Maria che mi ha accompagnato come Vescovo di questa Diocesi per quasi 10 anni, a Mons. Giulio Sanguineti per la sua fraterna amicizia.Un grazie a Mons. Andrea Migliavacca, da poco vescovo di San Miniato, mio compagno di studi nei begli anni al Lombardo a Roma. Grazie a voi sacerdoti, in particolare a tutti i miei confratelli della Diocesi di Chiavari, a cominciare dai membri del Reverendo Capitolo della Cattedrale, di cui sono stato Prevosto e Parroco in questi ultimi due anni, ai miei nuovi confratelli di Pavia: fin da ora accoglietemi come vostro pastore, che desidera essere con voi e per voi amico e padre. Grazie a tutti gli amici sacerdoti di altre Diocesi, ai miei compagni di studio e d’insegnamento, ai confratelli con cui condivido il dono del carisma del Servo di Dio Mons. Luigi Giussani, soprattutto nella Fraternità dello StudiumChristi. Un grazie speciale agli amici sacerdoti anziani e ammalati della Casa di Chiavari, per la loro vicinanza e preghiera. Grazie al pastore Martin Barra della chiesa battista e al padre Giorgio Sorin della chiesa ortodossa rumena che ci onorano della loro presenza. Grazie a tutti i parrocchiani con cui ho camminato nella mia vita di prete: quelli di Levaggi, di Piani di Ri, di San Colombano di Vignale e di San Martino del Monte – ben 17 anni di cammino insieme – e ai fedeli che ho conosciuto, servito e amato in questi ultimi due anni in Cattedrale. Grazie a tutti gli amici di Comunione e Liberazione, a tutte le famiglie con le quali sono nati dei legami forti e profondi, grazie a tutti coloro che in questi giorni si sono impegnati nel preparare in tanti modi la mia festa: uno spettacolo di amicizia e di carità! Grazie a tutte le Autorità che non hanno voluto mancare con la presenza o con dei messaggi a questo momento solenne: i Parlamentari presenti, i rappresentanti della Regione e della Città Metropolitana di Genova, i rappresentanti dei Comuni di Chiavari, di San Colombano Certenoli e di altri del territorio, i membri delle Forze dell’Ordine e degli Alpini, ai rappresentanti delle Confraternite, delle Associazioni e dei vari Comitati. Infine un grazie particolare e un saluto agli anziani, ai malati e alle persone che seguono da casa, anche da Pavia, e si uniscono alla nostra preghiera: grazie a Telepace che rende possibile questa comunione al di là delle distanze! Fratelli e sorelle, amici carissimi, mentre vi rinnovo il mio più profondo ringraziamento per la vostra presenza, chiediamo insieme, per me e per noi tutti, la più grande grazia: la grazia di essere fedeli a Gesù e al suo corpo vivente, la sua Santa Madre Chiesa, e che in questa fedeltà, anche nei tempi della prova, si realizzino, nel nostro cuore e nella nostra carne, le parole della bellissima domanda che nello Stabat Mater rivolgiamo a Maria: «Fac ut ardeatcormeum in amando Christumdeum ut sibicomplaceam», che il nostro possa ardere di commozione per l’imponenza della bellezza di Cristo!”

 

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