Domenica delle Palme: non un rito, ma un evento

DIOCESI – Il ramoscello d’ulivo e la palma benedetta non sono un amuleto da portare nelle nostre case, ma il ricordo di un fatto realmente accaduto e, ancor più, della passione e morte del Figlio di Dio. Mons. Alberto Tanasini ha presieduto il rito della benedizione delle palme nella Cattedrale di Nostra Signora dell’Orto, proponendo anche un invito a partecipare ogni domenica con fedeltà alla celebrazione eucaristica.

TESTO INTEGRALE DELL’OMELIA DI MONS. ALBERTO TANASINI

Le liturgie di questa Settimana Santa sono particolarmente ricche di gesti. Non solo sentiamo raccontare, ma, in un qualche modo, siamo invitati a rivivere quello che ricordiamo: la passione, la morte, la risurrezione di Gesù. Anche oggi abbiamo compiuto questi gesti, a cominciare dalla benedizione delle palme e degli ulivi e con la processione. Anche questo gesto deve essere significativo per noi. Quello che portiamo, quel ramo, non è un amuleto che noi mettiamo in casa come porta fortuna, ma è un ricordo, ci dice che vogliamo accogliere Gesù come nostro re. Vogliamo accoglierlo nelle nostre case. Vogliamo che entri, come è entrato in Gerusalemme, e noi vogliamo tributargli l’onore che gli hanno tributato le folle. Per questo, la benedizione dei rami, non può essere disgiunto dalla celebrazione liturgica nel suo complesso. Non è un gesto a se, ma inserito in un cammino di fede, che compiamo verso l’altare del Signore. Vogliamo vivere, anche la passione del Signore. Forse ci vien da dire, ormai la cronaca ci ha abituato ad atrocità, a corruzioni, ingiustizie, ingiuste condanne, allora che cosa c’è di strano nel racconto della passione del Signore? Da una parte possiamo dire: è bello che noi abbiamo questo senso perché davvero Gesù ha voluto compiere un gesto di cronaca, non ha voluto essere diverso dagli uomini nelle loro sofferenze. Ha voluto subire le stesse identiche malversazioni. In questo modo davvero si è compiuto il fatto che pur essendo figlio di Dio egli ha voluto essere come noi fino nell’abisso della nostra povertà e della nostra miseria, della nostra schiavitù. Rimane vero che lo straordinario, di questo evento, noi lo scopriamo soltanto nel momento in cui viviamo la fede nel fatto che egli è il figlio di Dio, che è vero uomo. Ha subìto oltraggi, è stato scartato, è stato condannato ingiustamente, come figlio di Dio egli ha voluto vivere questo dono di se nell’esperienza della morte. Allora, quando abbiamo questa consapevolezza, quando davvero ci immergiamo in questa verità e lo contempliamo, troviamo tutta la straordinarietà di quello che ci è stato raccontato. “Se sei il Messia, scendi dalla croce e ti crederemo”. Ma Gesù non è sceso dalla croce. Proprio perché era il Messia, proprio perché era inviato di Dio. Per questo non è sceso dalla croce. Lo straordinario è proprio qui: che non è sceso dalla croce. Noi siamo abituati a considerare le cose dal nostro punto di vista. In fondo come i Giudei: se è così grande e potente lo dimostri! Ma lui ha dimostrato la sua grandezza e potenza rimanendo inchiodato sulla croce, andando sino in fondo nel darsi, nell’obbedire al Padre, nell’affidarsi a lui, nel darsi per noi… nel darsi per noi. Ecco proprio in questo viene divelto il nostro modo di pensare, il nostro desiderio di prove straordinarie, che poi mai ci convincono, che passano come tutti gli altri eventi, ma non passa la croce di Cristo. Ultima nostra riflessione: perché noi leggendo la Passione del Signore, leggiamo anche l’istituzione dell’Eucaristia? Anzi perché si apre il racconto della Passione leggendo l’istituzione dell’Eucaristia? Perché noi dobbiamo renderci conto che nell’Eucaristia davvero rinnoviamo quello che è accaduto, davvero ripetiamo nel sacramento quel gesto e lo viviamo noi e ne siamo partecipi. “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”. Non è un rito, è un evento! Se noi davvero, come ho detto, vogliamo vivere quello che è accaduto vivendo l’Eucaristia, noi ci troviamo davvero uniti a Cristo. A vivere la cena, a vivere la croce, a vivere il sepolcro vuoto, a ricevere la vita. Il fatto che molti di noi disertino con superficialità la celebrazione eucaristica domenicale, vuol dire che non abbiamo capito nulla del grande dono, che ci è stato fatto. Il dono di rinnovare continuamente il nostro alimentarci alla vita eterna, che Cristo Signore ci ha dato. Pensiamoci, ritorniamo se vogliamo davvero partecipare alla gloria di Cristo, avendo partecipato alla sua Passione.

 

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