Il vescovo nella solennità di Tutti i Santi: eleviamo lo sguardo al cielo

DIOCESI – Nella solennità di Tutti i Santi, il vescovo Tanasini ha esortato i fedeli a distogliere lo sguardo da loro stessi per elevarlo verso il cielo. Solo così si può pregustare la pienezza della vita eterna, dopo la morte. Mons. Tanasini ha indicato l’esempio del beato Carlo Acutis, 15enne prematuramente scomparso, recentemente elevato agli onori degli altari.

E’ un’immagine gloriosa e di festa quella tratta dal libro dell’Apocalisse che narra la visione di Giovanni: una moltitudine immensa, avvolta in vesti candide, con in mano rami di palma, posta davanti al trono di Dio. “Ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia – ha spiegato il vescovo Alberto Tanasini nella solennità di tutti i Santi – viviamo questa grande festa”. Anche nel tempo presente, che ci sopraffà di impegni e preoccupazioni. A quella meta, a cui siamo tutti chiamati, si arriva dopo grande tribolazione.

La grande tribolazione per Giovanni è la grande persecuzione. Tutti hanno in mano delle palme, quelle che chiamiamo le palme del martirio. Ma non ci dobbiamo fermare a pernsare soltanto alle persecuzioni dei martiri, ma la grande tribulazione è anche la nostra esperienza che è chiamata ad avere il suo sbocco nella gloria.

La gloria della vita beata, ha quindi sottolineato il vescovo nella celebrazione presieduta in Cattedrale a Chiavari, c’è già, anche nella prova che stiamo vivendo in questi giorni.

Il nostro cammino sulla terra certo è provato, ma niente può spegnere quella luce, quello sguardo di speranza, quella bellezza dell’incontro con il padre che sta nei cieli e con i fratelli. Far la festa dei Santi vuol dire guardare in questa direzione, vivere con certezza questa vocazione.

La riflessione sul Vangelo delle beatitudini ha suggerito a Mons. Tanasini la figura di Carlo Acutis, quindicenne elevato agli onori degli altari nelle scorse settimane. “Noi pensiamo che oggi non ci sia pià strada di santità – ha detto il vescovo – Non è vero”. Il Beato Carlo Acutis è stato appieno in ragazzo del suo tempo, affascinato da Gesù Cristo. Sapeva gettarsi nella mischia, cogliere tutte le ispirazioni. Aveva compreso che, per non essere tristi, occorre distogliere lo sguardo da noi stessi e rivolgerlo verso l’alto.

Spostando lo sguardo troviamo il principio della vita beata. “

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