Lettera del vescovo all’inizio di un nuovo anno pastorale

DIOCESI – La formazione legata al catechismo non può mancare ai bambini e ai ragazzi. Lo sottolinea il Vescovo, Alberto Tanasini, nella lettera inviata per l’inizio del nuovo anno pastorale a tutti i sacerdoti della Diocesi di Chiavari, ma anche ai catechisti e a tutti i fedeli. La recrudescenza della pandemia non ha messo in discussione le celebrazioni, in occasione delle quali le norme anti contagio vengono osservate in maniera generalizzata, ma gli incontri di formazione, specie quelli per il cammino di Iniziazione cristiana nel catechismo, sono al momento impossibili da organizzare secondo la forma con cui si erano svolti fino al mese di febbraio di quest’anno. Le situazioni, però, sono molto diverse fra loro, e, quindi, è difficile offrire indicazioni e suggerimenti che possano valere per più di un territorio o di un ambito di comunione pastorale. Nella sua lettera, pertanto, mons. Tanasini non fornisce indicazioni, ma chiede ad ogni Comunità di operare le scelte idonee da operare in un dialogo fra il parroco, le catechiste e i catechisti e i genitori dei bambini e dei ragazzi. E qui il Vescovo si rivolge direttamente ai genitori, invitandoli ad essere i primi catechisti per i loro figli. L’essere accanto ai bambini e alle bambine supera di fatto anche le difficoltà che possono essere generate dalla comunicazione digitale; ma provoca ad un rapporto sempre più stretto con i pastori di ogni comunità, con i catechisti e le catechiste, nell’ottica di uno scambio di comunicazioni relativo ai sussidi, ai contenuti proposti e alle indicazioni. Questo ovviamente richiede una impostazione condivisa in parrocchia. L’invito rivolto ai genitori è duplice: da un lato, il Vescovo sollecita ad accettare ogni proposta che verrà formulata; dall’altro, chiede ai genitori di accompagnare i bambini e i ragazzi alla messa domenicale. Una consuetudine che aveva subito già qualche rallentamento prima della pandemia, e in alcuni casi in maniera molto vistosa, ma che oggi si è consolidata in maniera generalizzata, lasciando nelle chiese per lo più le persone anziane che, fra l’altro, sono quelle messe più a rischio dal virus.
Mons. Tanasini si chiede a questo punto se il dramma della pandemia non abbia spinto verso valori eterni, piuttosto che verso una superficialità di vita; e invita alla riflessione personale, sostenuta dall’affettuoso incoraggiamento del pastore della Diocesi a una vita cristiana rinnovata e rafforzata dalla prova perché certa della fedeltà dell’amore di Dio.

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