Celebrazione per la giornata mondiale del malato

DIOCESI – La fraternità è una dimensione imprescindibile nel relazionarsi con le persone malate, una richiesta e una sfida quando ci si trova di fronte alla sofferenza. Lo ha sottolineato mons. Alberto Tanasini, durante l’omelia della celebrazione per la 19^ Giornata Mondiale del Malato. Il vescovo di Chiavari è partito dalle parole del Papa, contenute nel messaggio, diffuso in occasione di questa giornata. L’invito di Francesco è innanzitutto di “non vivere di parole”: così fanno gli ipocriti, coloro che dicono, ma non fanno; hanno parole di circostanza, ma nessun interesse per chi ha bisogno. La fraternità invece – spiega mons. Tanasini – significa prendersi cura, stare vicino, abbandonare ogni senso di superiorità. Un sentimento, quest’ultimo, che diventa una tentazione quando si è in salute, ma che non deve appartenere agli uomini, accomunati dalla fragilità.
La riflessione del presule si sofferma poi sugli operatori sanitari. Coloro che si prendono cura dei malati, mettendosi in gioco, non solo con la propria competenza, ma anche direttamente con la loro umanità. Molti di loro si sono interessati anche di un’altro male, più interiore: la solitudine di chi ricoverato non può ricevere visite dai cari.
Questo – ha rimarcato il vescovo – è un esempio di fraternità. Questa fraternità, ha poi concluso, ha radice in Cristo che si è fatto fratello, condividendo e portando le nostre infermità. La fraternità che si impara dal Vangelo e che riguarda tutti gli uomini

 

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