Mons. Tanasini: lascio con tanti desideri. Il momento più bello: il cammino sinodale

DIOCESI – In occasione dell’annuncio del vescovo eletto di Chiavari, Mons. Alberto Tanasini ha rilasciato una intervista a Telepace che riportiamo integralmente di seguito.

Eccellenza, era un momento aspettato, ma nonostante questo, non privo di emozioni.

Certo! Una svolta per la mia vita e al tempo stesso un evento che ha un’incidenza nella Chiesa. Io lo vedo dal punto di vista positivo, nel senso che il rinnovamento nella guida della diocesi spero dia ulteriore slancio alla vita della Chiesa nostra Chiavarese. Grazie! Grazie di avermi accolto. Stamattina, come dicevo poco fa in chiesa, ho concluso il mio ministero celebrando l’Eucaristia nella mia Cattedrale. Questo non era preparato né calcolato, era una celebrazione prevista per la cresima agli adulti, però è stato per me un grande dono. Non poteva essere un modo migliore per finire. Celebrando pensavo al giorno in cui sono entrato in Cattedrale come nuovo vescovo, sembrava ieri. E sono contento di arrivare in fondo al mandato, direi con una vivacità. Sinceramente avrei voluto fare di più e avrei dei sogni ulteriori, delle prospettive ulteriori. Questo è bello secondo me, mi dà consolazione perché vuol dire che se sono arrivato a questo punto esaurito fisicamente, ma non mentalmente. Non posso nascondere le difficoltà che ho nel movimento, che si ripercuote nel ministero, visto il mio desiderio di stare in mezzo alla gente, poter essere presente. Nello stesso tempo avere davanti dei progetti ancora, mi dà serenità. Vuol dire che non ho finito per stanchezza.

Eccellenza, 17 anni in mezzo a noi, sempre in mezzo alla gente senza sosta, anche in questo anno difficile.

Io sono convinto che il vescovo debba essere vicino ai suoi, debba fare famiglia. Ho insistito molto sul fatto di essere famiglia. Ho cercato di mantenere relazioni familiari, convinto che questo sia il compito del vescovo e il Signore mi ha dato la grazia di sentirlo e di viverlo questo atteggiamento.
Dovendo rispondere a pochi minuti dall’annuncio del suo successore, qual è il ricordo più bello che custodisce di questi 17 anni?
Il grande percorso sinodale che abbiamo fatto. I tavoli famosi, sono stati vissuti con entusiasmo con partecipazione, che hanno portato a quell’incontro del 10 giugno 2018, che ha dato nuova prospettiva. L’ho vissuto particolarmente bene questo tratto di strada.

Vi siete già sentiti con il vescovo eletto Mons. Devasini?

Sì, ci siamo sentiti. Ho cercato di esprimere tutta la mia soddisfazione per la sua nomina. Cercherò, ma penso che riuscirò, di stare al mio posto, non essere invadente, essere ritirato, ma nello stesso tempo ci tengo ad avere un rapporto di fraternità con il nuovo vescovo. Sono davvero contento di questa nomina.

Il vescovo ha rapporto con la sua diocesi che è un rapporto di tipo sponsale. Lei come ha scoperto la diocesi di Chiavari in questi 17 anni, cosa ha conosciuto di questa sua sposa?

Io non conoscevo Chiavari. Ero venuto qualche volta per necessità, ma come si dice in genovese “tocca e leva”. Quindi non si può dire che la conoscessi, ma mi ha subito colpito la sua vitalità, l’impegno del clero, un clero che è dedicato al suo ministero, in modo indefesso, con fatica e zelo. Credo che non stia chiuso nella sacrestia. Ho scoperto il fervore della vita cristiana, ho scoperto le processioni della Madonna dell’Orto con quella marea di gente che è strabiliante, ho scoperto l’attaccamento alle tradizioni più belle. Il desiderio che è cresciuto di partecipazione di coloro che sono impegnati nella Chiesa. Però d’altra parte ho conosciuto anche dei distacchi che sono dolorosi.

Eccellenza, in questi anni lei ha dato solidità a Telepace, assumendo la presidenza della Fondazione che è a capo dell’emittente diocesana. E per questo dobbiamo ringraziarla.

Bene, sono contento. Io ho apprezzato molto la televisione. E’ stato un vero strumento pastorale, non solo di comunicazione, ma è stato uno strumento che ha promosso l’unità, la conoscenza. Ha permesso di vivere i momenti cruciali, insieme: l’alluvione, la pandemia. Telepace è stata uno strumento magnifico, ha dato forza alla coesione ecclesiale e, nello stesso tempo, ha anche fatto un servizio prezioso per la comunità umana. Ne sono orgoglioso e spero proprio che riesca a tenere il passo. Abbiamo cercato in questi ultimi tempi di tenerci sempre al passo con le tecnologie, con le possibilità, sempre al servizio della comunità. E’ una vera televisione comunitaria perché è della comunità. Sono orgoglioso di averla sostenuta e spero che il suo cammino continui a svilupparsi nel modo migliore.

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