Mons. Giampio Devasini è vescovo di Chiavari

CASALE MONFERRATO Mons. Giampio Devasini è vescovo di Chiavari. Nella Cattedrale di Sant’Evasio a Casale Monferrato si è svolta la solenne concelebrazione, presieduta dal vescovo Gianni Sacchi, con i vescovi consacranti Mons. Alceste Catella, emerito di Casale Monferrato, e Mons. Alberto Tanasini, amministratore apostolico di Chiavari. Un rito ricco di simbologia, durato poco più di due ore, trasmesso in diretta tv su Telepace.

Ecco un’ampia sintesi dell’omelia pronunciata dal Mons. Gianni Sacchi, vescovo di Casale Monferrato, che ha presieduto l’ordinazione episcopale.

Oggi due Chiese sono in festa: la Chiesa di Casale Monferrato dona un suo figlio alla diocesi di Chiavari. Una celebrazione straordinaria qual è una ordinazione episcopale, la tua ordinazione don Giampio. Una celebrazione a cui partecipano i tuoi genitori, i tuoi fratelli, i tuoi zii dal paradiso.
Caro don Giampio, quando il 30 marzo scorso, dopo l’incontro con il Nunzio Apostolico a Roma, mi hai chiamato per annunciarmi la tua nomina a vescovo di Chiavari, mi hai subito chiesto che fossi io a ordinarti. E’ stato per me un grande dono di grazia, per il mio ministero, per questa Chiesa che ti ha generato al presbiterato. Hai ricoperto diversi incarichi, sempre più significativi, e oggi sei chiamato da Cristo, attraverso la tua designazione da parte di Papa Francesco, offri la tua vita che ti aggrega al collegio dei successori degli apostoli.
I Vescovi sono chiamati a pascere gli agnelli, quelli conosciuti e quelli che sono fuori dal recinto, a cui va tutta la nostra ansia pastorale. Ti viene affidata una Chiesa di persone, un tesoro inestimabile agli occhi di Dio. Papa Francesco, in uno degli incontri annuali con i vescovi nel settembre 2016, disse: “vi prego di non aver altra prospettiva a cui guardare i vostri fedeli che quella della loro unicità, di non lasciare nulla di intentato per raggiungerli, non risparmiare nessun sforzo. Nessun ambito della vita degli uomini va escluso dall’interesse del pastore. Non rinunciate agli incontri, invitate tutti alla missione”. Parole di 5 anni fa, ma attualissime dopo gli esiti della pandemia, con tante persone disorientate in ricerca di parole e consolazione. Noi dobbiamo essere cercatori del volto di Dio, sempre, ma anche cercatori del volto degli uomini a cui parlare di Dio. A questo tu oggi vieni chiamato abilitato e mandato con l’ordinazione.
Nella lettera di San Paolo c’è il richiamo a quel gesto fondamentale: l’imposizione delle mani accompagnata dalla preghiera. Il Centro dell’ordinazione è l’imposizione delle mani sul capo dell’eletto. Nell’ordinazione dei diaconi, dei presbiteri e dei vescovi, il momento dell’imposizione delle mani avviene nel silenzio. La nostra parola e i nostri rumori cessano, perché c’è solo l’azione di Dio che prende possesso dell’uomo. Lo attira a sé e diventa strumento di comunione per i fratelli che incontrerà. Dio parla nel silenzio per mano dei vescovi che diventano le sue mani. Segue la preghiera di ordinazione, silenzio e preghiera per dirci che tutto ciò che viviamo stamattina è dono di Dio. Nessuno di noi, caro don Giampio, potrebbe renderti vescovo se non ci fosse l’azione del Signore. Lui ti consacra, ti chiama a partecipare al suo sacerdozio.
Verrà tenuto aperto su di te l’evangeliario. I segni liturgici hanno sempre una valenza simbolica straordinaria: la parola di Dio su di te. Il Vangelo deve entrare in te, deve entrare nel tuo cuore, prendere tutta la sua esistenza. Affiché tu possa diventare una cosa sola con lui, per poter affermare con l’apostolo Paolo “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”. La suggestione che ho sempre avuto è quella di un tetto che ti protegge. Che disegna idealmente una casa in cui dimorare, in cui rimanere in lui. Allora sei invitato ad entrare dove abita l’Agnello di Dio per vivere l’esperienza delle quattro del pomeriggio. Lo Spirito principale che regge e guida prenderà possesso della tua vita perché tu possa seguire le orme del maestro.
Nel tuo stemma e nel tuo motto episcopale hai voluto una frase di San Francesco d’Assisi “Vestigia Christi sequi”. Per Francesco, Cristo è tutto, sequela fino in fondo.
Carissimo don Giampio, tu sei chiamato a portare agli uomini l’annuncio di una libertà di una speranza che risanano la nostra umanità ferita. Ad annunziare il Vangelo con grandezza d’animo e dottrina. La parola alimenti i tuoi pensieri, ritorni ad attingere ad essa perché la tua parola nasce dalla sua Parola. Il vescovo è per eccellenza l’annunciatore del vangelo e dalla sua cattedrale insegna e parla per rivelare Cristo sempre presente nella nostra storia e nella vita degli uomini. In questa parola affidataci in cui dimoriamo dovremo rendere conto, soprattutto noi vescovi.
Caro don Giampio, io so che tra i tuoi santi amati c’è uno dei grandi papi del secolo scorso, Paolo VI. Oggi è la sua memoria liturgica, giorno della sua ordinazione sacerdotale, 29 maggio 1920. Vorrei farti dono di alcune sue parole, rivolte ad alcuni vescovi da lui ordinati: “Siete diventati con noi, con tutto l’Episcopato cattolico, ministri e testimoni di Cristo, i difensori del Vangelo, i confessori del Vangelo, la parola di Dio così deve compenetrare la nostra viva, fino a stabilire un rapporto di parentela con Cristo. Noi immagini viventi del Signore. Noi dobbiamo personificare il verbo di Dio affinché la sua rivelazione attraverso il nostro esempio continui a risplendere. Sorte grande e grave, noi siamo la luce del mondo”. Non può non deve spegnersi questa luce. Questo il valore dell’atto sacramentale compiuto nelle vostre persone. Abbiamo fatto di voi una fiamma ardente della carità del maestro, possiate bruciare sempre e consumarvi così diffondendo il lume pasquale di Cristo.
La tua vita sia luminosa per portare a tutti la luce del risorto. Affidiamoci a Maria.

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