Rapallo festeggia la patrona. Devasini: come Maria, affidiamoci a Dio

RAPALLO – A Rapallo le festività patronali sono aperte da un momento particolarmente intenso e partecipato. Nella Basilica dei Santi Gervasio e Protasio, dopo la celebrazione eucaristica delle 7, il rito della Messa in Cassa della statua della Madonna, presieduto, quest’anno, dal vescovo Giampio Devasini. Nella sua riflessione, il vescovo, ha preso spunto proprio dalla frase di Maria “Avvenga per me secondo la tua parola” per sottolineare l’atteggiamento del credente nell’affrontare il suo percorso di fede. Di seguito ampi stralci dell’omelia del vescovo Devasini.

“Avvenga per me secondo la tua parola” Non voler fare qualcosa per Dio ma lasciare che Dio faccia tutto per noi. Proprio così. Questa è la fede più pura e più alta. Mettere da parte i nostri progetti anche i più nobili e santi, anche quelli intenzionalmente costruiti, per fare qualcosa per la santa Causa di dio e permettere a Dio di essere Dio, perché lui faccia grandi cose per noi uomini e per la nostra salvezza. E la vetta invalicabile di questa fede sta persino nell’abbandonare i doni di Dio per abbandonarsi al Dio dei doni, per farsi condurre da lui, per lasciarsi fare e rifare completamente dalla sua grazia che salva. Per il nuovo testamento la fede è la risposta all’incredibile amore di Dio. Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi. Fede è accogliere l’amore di Dio come fondazione della propria esistenza, è l’atto radicale che apre il successivo cammino dell’uomo agli orizzonti infiniti di una vita vissuta nell’amore.
Fede è accogliere l’amore di Dio e con il nostro cuore dilatato da questo amore andare con Dio e come Dio verso gli altri amandoli del suo stesso amore. Amore capace sempre di fare il primo passo, senza misura, senza confini, gratuito, proporzionato ai bisogni e non ai meriti, amore sino al dono totale di sé sulla croce.
Facile questa fede di Maria? Sembrerebbe di sì, in fondo non era il sogno di ogni ragazza ebrea diventare la madre del messia? Quello della vergine di Nazareth è l’atto di fede più difficile della storia. Maria sapeva bene che una ragazza che il giorno delle nozze non fosse stata trovata in stato di verginità avrebbe dovuto essere lapidata. La verità dell’esenzione di Maria dal peccato dell’origine. La sua immacolatezza si svela non come impossibilità di peccare, ma come possibilità di non peccare. Il fatto di avere il sì a dio tatuato nel cuore, rende a Maria la fede possibile, non facile non scontata. Pienamente consapevole delle incognite e dei rischi che costellano l’orizzonte, Maria si affida a Dio. Non si arrende risentita, non si consegna rassegnata, non si concede impaurita o trasognata, ma si abbandona lucidamente e liberamente all’amore. Maria preferisce mille volte essere in debito con l’onnipotente con il Signore, anziché illudersi di poter pareggiare il conto con il suo salvatore, o essere in credito con l’altissimo. E’ la prima credente della nuova ed eterna alleanza, e perciò la prima beata nella storia della salvezza.
La risposta di Maria non è una risposta di rassegnazione, né di mansueta sottomissione, la risposta di Maria non è di meno, è di più. In sostanza Maria dice, magari capitasse quello che hai detto. “Avvenga per me secondo la tua parola” Maria non ha ancora una risposta alla sua domanda, e tuttavia, sa che è possibile. Si affiderà dunque alle indicazioni che il Signore le darà giorno per giorno. Rimane in attesa di quelle indicazioni, non dimenticherà mai più che la sua vita non è più sua. Ormai è diventata la serva di Javé, egli gli indicherà giorno per giorno il cammino da seguire. Attraverso la sua presenza è predisposto un grembo anche per quell’ascolto e obbedienza che dovranno essere la forma della sua vita. Questo è credere per Maria. Far credito al Dio pienamente credibile. Rischiare con lui e osare con lui sino a credere possibile l’umanamente impossibile.
Chiediamo a Maria la grazia del Sì al Signore, un sì senza calcoli e senza sconti, senza riserve e senza ripensamenti. Gioioso e quotidianamente aperto alle sorprese di Dio e al Dio delle sorprese.

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