Pontificale del 2 luglio, Devasini: è urgente ricominciare, rinunciando al superfluo

CHIAVARI – Nella Cattedrale di N. S. dell’Orto a Chiavari il vescovo Giampio Devasini ha presieduto il pontificale del 2 luglio. In questa data tanto cara ai diocesani, il vescovo ha proposto una riflessione, traendo spunto dall’enciclica di Papa Francesco “Fratelli Tutti”. L’ascolto e l’osservanza della Parola sono l’essenza di tutta l’esistenza, ha sottolineato Mons. Devasini. La Parola, tuttavia, non può essere semplicemente udita, ma chiede di essere ascoltata in profondità, accolta nella pazienza, resa carne. La Parola di Dio – ha proseguito il presule – è una chiave per leggere e comprendere il senso degli eventi individuali e comunitari. Ecco allora il richiamo all’attualità, evidenziato dal vescovo: l’urgenza di ricominciare, mettendo mano al futuro senza delegare agli altri.

 

Ampi stralci dell’omelia:

Sono le parole di beatitudine entusiasta proferite da una voce di donna anonima, che grida nella folla, che spingono Gesù a pronunciare una seconda beatitudine e denunciare chi siano i beati. “Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano”. Due ordini di realtà si confrontano nelle parole della donna e di Gesù: l’ordine della vita umana legata alla logica degli affetti della discendenza naturale, della famiglia: l’ordine di una nuova vita nella quale la radice unica di senso è data da Dio e dalla sua Parola. Gesù non nega la beatitudine di sua madre, come non nega il valore dell’umano in tutti i suoi aspetti, ma rivela attraverso queste parole il suo modo di vedere ilo senso pieno dell’esistenza umana e indica la via della felicità e della realizzazione piena: ascoltare la parola di Dio e osservarla. Indica la logica ultima che tutto deve alimentare e sostenere. Il binomio, ascoltare, osservare, che rimanda a tutta l’esperienza religiosa ebraica è ben presente all’interno dell’evangelista Luca, il quale insiste sul fatto che all’ascolto della Parola debba seguire l’adesione e l’obbedienza fedele. I discepoli sono rimandati all’essenziale della loro identità. L’ascolto e l’osservanza della parola sono l’essenza di tutta l’esistenza. Tutto ciò che i discepoli sono e possono essere, è dato da questo fedele ascolto ed osservanza di una parola ricevuta come fonte di vita, di senso, di azione, una parola che non può essere semplicemente udita, ma chiede di essere ascoltata in profondità accolta nella pazienza resa carne in una osservanza mai legalista o pragmaticamente applicativa, perchè frutto di un cuore rinnovato in modo radicale. Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano. La Parola di Dio è una chiave per leggere e comprendere il senso degli eventi individuali e comunitari. Per chi proviene da altri percorsi di ricerca, la Bibbia si propone come scrigno di conoscenza. Israele impara l’arte di ricominciare. Un’opera di ricostruzione che obbedisce alla voce del profeta Isaia. Gerusalemme va ricostruita obbedendo ad un progetto audace, non riedificando secondo il vecchio schema, per evitare di ripetere gli stessi errori del passato. Il profeta Isaia parla anche a noi gli eventi della storia di Israele, i suoi ritorni dalla terra di schiavitù ed esilio sono un simbolo che ci aiutano a comprendere come fare. Il profeta annuncia il senso di un progetto comune di ricostruzione. Sarà nel segno della giustizia. Questo è il vero culto la vera lode. Giustizia significa dare a ciascuno secondo il proprio bisogno. Un padre attento alle esigenze dei propri figli non fa parti uguali tra diseguali. Non distribuisce le proprie risorse secondo il merito. Nemmeno il sangue, la nazionalità, la classe sociale, il colore della pelle, il grado di istruzione sono ragioni valide e ragionevoli per discriminare e umiliare, deprivando alcuni del necessario e ingrassando altri oltre ogni decenza. L’urgenza di ricominciare mettendo mano al futuro senza delegare ad altri l’onere e l’onore per ricostruire dalle macerie che questa pandemia si è lasciata alle spalle ci obbliga a distinguere l’essenziale dal superfluo. Ciò che è vitale sono le relazioni con i fratelli, con gli amici, con il creato, con Dio. Il superfluo è quel di più che appesantisce le vite, individuali, familiari, lavorative e anche ecclesiali. E’ tempo di denunciare la pericolosità di questo superfluo perchè è un veleno complesso dove si mischiano parti di sottratto, ciò che manca a qualcun altro, parti di sottopagato, il lavoro non retribuito, e parti di Capitale che Dio stesso ha anticipato: la terra, l’aria, il tempo, lo spazio. Il superfluo va restituito perchè a nessuno manchi il necessario. La vergine Maria sempre attenta agli altri, ci aiuti a praticare la condivisione percorrendo la via della fraternità. Intesa non in senso puramente psicologico, ma come verità dell’esistenza come percorso di cambiamento. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato, c’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che venga in aiuto. Come è importante, dice il Papa, sognare insieme. Da soli si rischia di avere dei miraggi. I sogni si costruiscono insieme. Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi. Ciascuno con la ricchezza della sua fede e delle proprie convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli.

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