Messa di Natale in Cattedrale: l’invito a passare dal rifiuto all’accoglienza

DIOCESI – Nella messa di Natale il vescovo Devasini ha riflettuto sul Vangelo di Giovanni, invitando a passare dal rifiuto all’accoglienza. “Rifiutiamo Gesù – ha detto – quando smettiamo di pregare, quando passiamo indifferenti accanto ai nostri fratelli, quando chiudiamo gli occhi di fronte alle ingiustizie. Lo accogliamo quando ci chiniamo sul fratello ferito e spendiamo qualcosa del nostro per toglierlo dalla sua situazione”.

TESTO DELL’OMELIA DEL VESCOVO

Abbiamo ascoltato “Venne tra i suoi e i suoi non lo hanno accolto”. Questa affermazione del Vangelo di Giovanni nella sua amarezza, disturba il clima così gioioso, luminoso e sereno di oggi. Giovanni ci ricorda che nel mistero gaudioso del Natale c’è un momento doloroso, un rifiuto. Non è un rifiuto da parte degli estranei, ma un rifiuto da parte dei suoi. Cioè degli amici, di quelli più intimi. Questi sono i contrasti che addolorano di più. Nessuno di noi va davvero in crisi dopo una litigata con uno sconosciuto. Rischiamo invece una crisi seria se litighiamo con un amico o una persona con la quale avevamo costruito un rapporto di affetti profondi, e tutta la vita di Gesù è segnata da questo rifiuto dei suoi. Lo abbandonano a poco a poco le folle alle quali aveva fatto solo del bene, sfamandole e guarendole. Gesù inizia il suo ministero pubblico attorniato da migliaia di persone che lo acclamano e lo termina assediato da una folla urlante che lo vuole in croce e lo preferisce a Barabba. I capi del popolo ebraico lo hanno accusato e condannato. Ma ciò che lo ha addolorato di più è stato senz’altro il rifiuto dei suoi discepoli e dei suoi apostoli. Infatti sotto la croce non c’è nessuno dei 72 discepoli e dei 12 apostoli ce n’è soltanto 1. I suoi dunque non lo hanno accolto. “Ma a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”. Se Erode lo ha perseguitato, i pastori e i magi lo hanno adorato. Se le folle lo hanno abbandonato gli umili di cuore lo hanno accolto, Se i capi del popolo, lo hanno accusato, alcuni uomini retti come Nicodemo e il centurione lo hanno accettato. Se i discepoli e gli apostoli lo hanno lasciato solo nel momento della morte, le donne e il discepolo che Gesù amava lo hanno accompagnato sino alla Croce. Questi sono i figli di Dio di cui parla Giovanni: coloro che riconoscono in Dio il loro Padre. Che non si affidano a se stessi ma si fidano di lui. Quelli che hanno rifiutato e quelli che hanno accolto Gesù, però, non sono due categorie di persone. Non è possibile dividere così nettamente le persone in buoni e cattivi. Il rifiuto e l’accoglienza di Gesù sono piuttosto due componenti del nostro cuore, la riga verticale di gesso è dentro il nostro animo, dentro ciascuno di noi. In alcuni momenti rifiutiamo Gesù, in altri lo accogliamo. Lo rifiutiamo quando smettiamo di pregare perchè ci delude. Lo accogliamo quando la nostra preghiera arriva a dire sia fatta la tua volontà, anche quando non coincide con la mia. Lo rifiutiamo quando passiamo indifferenti accanto ai nostri fratelli bisognosi, quando chiudiamo gli occhi, le orecchie e il cuore alla richiesta di affetto, di cibo, di giustizia del nostro prossimo. Lo accogliamo quando ci chiniamo sul fratello ferito e spendiamo qualcosa di nostro per toglierlo dalla sua situazione, quando ci apriamo al grido di chi ci domanda attenzione e aiuto. Chiediamo al bambino di Betlemme che dilati la parte del nostro cuore che l’accoglie e riduca sempre più lo spazio del cuore che lo rifiuta.

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