Mons. Devasini a capodanno: non c’è giustizia, nè verità, senza misericordia

DIOCESI – Nella solennità di Maria Santissima Madre di Dio, il vescovo di Chiavari ha presieduto la messa in cattedrale. Qui di seguito l’omelia integrale.

Cari fratelli e sorelle, oggi, primo giorno del nuovo anno, l’evangelista Luca (2, 16- 21) ci comunica una bella, buona notizia che è questa: quelli che la religione considera i più lontani da Dio sono, per Gesù, i più vicini a Dio. Mi spiego meglio. Al tempo di Gesù, le persone religiose consideravano i pastori gente impura, gente da evitare, gente con cui non si doveva neanche commerciare, gente priva dei diritti civili, gente che il Messia, una volta giunto, avrebbe sicuramente castigato insieme ai pubblicani e alle prostitute, gente che non sarebbe neanche risorta e questo perchè, a motivo in verità del loro lavoro, non partecipavano alle liturgie che si svolgevano nel tempio ed in sinagoga e poi erano abitualmente dediti al furto. Ebbene quando l’Angelo del Signore si presentò loro, essi, dice l’evangelista Luca, «furono presi da grande timore»; sicuramente avranno pensato: “ecco, questo spiana la strada al Messia, ci elimina prima che ci elimini lui”. E invece? E invece «la gloria del Signore li avvolse di luce»: sì, anziché essere inceneriti dall’ira del Signore furono avvolti dall’amore del Signore. L’evangelista Luca smentisce così la dottrina tradizionale –
dottrina pienamente condivisa anche da Giovanni il Battista – di un Dio che premia i buoni e castiga i cattivi. Dopo tutto questo, i pastori «andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro». Che cos’era stato detto loro dall’Angelo del Signore? L’Angelo del Signore aveva comunicato loro una grande gioia per la nascita del Salvatore, quindi non l’arrivo del giustiziere, quello che avrebbe premiato i buoni e castigato i cattivi, ma del Salvatore, e questa buona notizia sarebbe stata per tutto il popolo. Da parte di quelli che ascoltarono questa notizia non ci fu reazione di gioia ma di sconcerto – scrive Luca: «Tutti quelli che udivano si stupirono» – e il motivo è chiaro: c’era qualcosa che non quadrava, perché, nella dottrina tradizionale, come vi ho detto, Dio castiga i peccatori. Come facevano a dire queste persone, icona del peccato, che Dio li aveva circondati, li aveva avvolti del suo amore? È lo scandalo della misericordia, che sarà il filo conduttore di tutto il vangelo di Luca. «Maria, da parte sua», quindi anche Maria è stupita, sconcertata da
questa novità, «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore»; «meditandole»: esattamente esaminandole, interpretandole, il verbo adoperato dall’evangelista indica “cercare il vero senso di qualcosa”. Maria dunque è sì sconvolta da questa novità però non la rifiuta, incomincia a pensarci, incomincia a rifletterci. Maria è grande non tanto per aver concepito, portato in grembo e dato alla luce Gesù quanto per aver avuto il coraggio prima di accogliere il progetto del Padre che è nei cieli e poi di seguire il Figlio di Dio fatto uomo, di diventarne la discepola. «I pastori se ne tornarono», per comprendere quello che l’evangelista ora ci dice, che è clamoroso, straordinario, sensazionale, bisogna rifarsi alla cultura dell’epoca, dove in un libro, il primo libro di Enoch, si presenta Dio nell’alto dei cieli, separato dagli uomini e con attorno sette angeli, chiamati gli angeli del servizio. Che cosa fanno questi sette angeli che sono i più vicini a Dio? Hanno il privilegio di glorificare e lodare Dio in continuazione. Ebbene l’evangelista ci dice che «i pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e
visto, com’era stato detto loro». «Glorificando e lodando Dio»: quelli che la religione e la società consideravano i più lontani, i più esclusi da Dio, una volta che hanno sperimentato l’amore di Dio, sono i più vicini a Dio, esattamente come i sette angeli del servizio. Questo piano divino incontra però la resistenza degli uomini: la novità portata da Gesù farà fatica ad essere accolta. Ha scritto giustamente Albert Camus nel suo La caduta: «Nella storia dell’umanità c’è stato un momento in cui si è parlato di perdono e di misericordia, ma è durato poco tempo, più o meno due o tre anni, e la vicenda è finita male». Perché a tutt’oggi permane questa fatica ad accogliere la novità portata da Gesù? Il discorso si fa complesso. Semplificando molto e sintetizzando assai, direi perché cozza contro la nostra mentalità meritocratica (e dimentichiamo che anche i nostri meriti sono dono di Dio e dimenticandolo ci pensiamo addirittura creditori nei confronti di Dio), legalista (ma una norma che non porta ad amare di più o non viene da Dio o non è interpretata secondo il cuore di Dio), ipocrita (tanto rigorosi con gli altri quanto indulgenti con se stessi) e fissista
(guai a toccare le nostre rigide costruzioni morali o pseudo morali e financo liturgiche o pseudo liturgiche che ci danno sicurezza: una sicurezza illusoria che spesso copre fragilità o addirittura devianze patologiche). E poi, diciamocelo francamente: è molto più impegnativo praticare la misericordia che non praticarla. Cari fratelli e sorelle, che la Vergine Madre ci aiuti a fare come ha fatto lei e cioè a custodire nel nostro cuore il volto misericordioso di Dio meditando su di esso e scopriremo che non c’è giustizia né verità se non c’è misericordia.

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