Inizio Quaresima, Devasini: tempo di rinascita, non di mortificazione

DIOCESI – Con il rito dell’imposizione delle ceneri si apre il tempo della Quaresima. “Un momento favorevole a fari fiorire le capacità d’amore latenti in ciascuno di noi – ha spiegato il vescovo Giampio Devasini durante la messa presieduta in Cattedrale – Come i contadini sul finire dell’inverno spargevano sul terreno le ceneri per dare nuovo vigore alla terra, così la buona notizia di Gesù è l’elemento vitale che vivifica la nostra esistenza”. Al termine della celebrazione il vescovo ha espresso alcune parole di vicinanza e comunione con la comunità Ucraina.

 

Di seguito un’ampia sintesi dell’omelia del vescovo Devasini:

Cari fratelli e sorelle,
il messale prevede che il gesto della imposizione delle ceneri sia accompagnato da una di queste due formule tra loro alternative. “Ricordati uomo che polveri tu sei e in polvere ritornerai” e “Convertitevi e credete nel vangelo”.
La prima formula ripropone la maledizione del Signore all’uomo peccatore contenuta nel libro della Genesi. E con questo funereo monito, nel quale è completamente assente la novità dell’annuncio evangelico, iniziava un periodo caratterizzato da penitenze, sacrifici e mortificazioni. Un periodo più orientato al venerdì santo che alla Pasqua di Resurrezione.
La seconda formula, convertitevi e credere nel vangelo, ripropone le prime parole pronunciate da Cristo nel vangelo di Marco. Un invito al cambiamento, in un continuo processo di rinnovamento, motore della vita del credente. Credere al vangelo significa orientare la propria esistenza al bene dell’altro.
L’uomo non è polvere e non ritornerà polvere, ma è figlio di Dio e per questo ha una vita di una qualità tale che è chiamata eterna. Non tanto per la durata, ma per la qualità capace di superare la morte.
Come Gesù ha assicurato. Se uno osserva la mia parola non sperimenterà la morte in eterno. Mai Gesù ha invitato a fare penitenza a mortificarsi. Vocaboli assenti nel suo insegnamento. Anzi ha detto “Misericordia io voglio, non sacrifici”.
Ciò che Dio chiede non è un culto verso di Lui, ma l’amore verso gli altri. Le penitenze, le mortificazioni e i sacrifici centrano l’uomo su sé stesso, sulla propria perfezione spirituale e nulla può essere più pericoloso e letale di questo ingannevole atteggiamento che illude di avvicinare a Dio, quando in realtà serve solo ad allontanare dagli uomini.
La quaresima pertanto non è tempo di mortificazioni, ma di vivificazioni, per questo l’azione di Gesù non è quella di abbattere l’albero che non porta frutto, ma di concimarlo per dargli nuovo vigore. Perché è venuto a liberare nell’uomo le energie d’amore che sono sopite. Il perdono, la generosità, il servizio che innalzano la qualità del proprio amore per metterlo in sintonia con quello del vivete e così sperimentare la Pasqua.
Come i contadini sul finire dell’inverno spargevano sul terreno le ceneri per dare nuovo vigore alla terra, così la buona notizia di Gesù è l’elemento vitale che vivifica la nostra esistenza e fa fiorire le capacità d’amore che sono latenti. La quaresima è il momento favorevole per far emergere tutto questo.

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