Passione Domini, Devasini: la grandezza del Signore, farsi pastore dopo essere stato agnello

CHIAVARI – I riti del venerdì santo si sono rinnovati in Diocesi. Il vescovo ha presieduto la liturgia in Passione Domini, in cui si fa memoria della morte in croce di Gesù. Nell’omelia il vescovo ha sottolineato un aspetto della grandezza del Signore, quello di essere pastore, dopo essersi fatto agnello.

Il racconto delle ultime ore della vita terrena di Gesù, narrate dall’evangelista Giovanni, è particolarmente ricco ed impressionante. Così come lo sono le parole del profeta Isaia, che quasi sei secoli prima della passione e morte di N. S., scriveva di un gregge sperduto, che chiede un pastore e, invece, arriva un agnello. Sono aspetti sottolineati dal vescovo Devasini che ha presieduto il rito in Passione domini nella cattedrale di Chiavari. Cosa fa, ha domandato il vescovo, un gregge sperduto con un agnello, oltretutto condotto al macello?

“E’ proprio questa la grandezza del Signore, si fa pastore dopo essersi fatto agnello. Ci guida dopo essersi perduto insieme a Noi”.

Gesù porta su di se e interpreta la condizione di tutti coloro che si sentono rinnegati, traditi, incatenati dai peccati, dalle infermità e dalla sofferenza, tormentati, vittime di ingiustizia, schiaffeggiati, colpiti con violenza. Solo così, ha spiegato Devasini, Gesù non ci è più estraneo, le nostre croci e le nostre morti non sono rimaste senza la visita di Dio.

“E proprio perchè è entrato in profondità la nostra condizione di gregge, spesso sperduto, che diventa vera la risurrezione. Oggi e domani, il venerdì e il sabato, sono giorni necessari perchè la domenica sia davvero un inno di gioia, perchè la festa sia per tutti.”

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