Messa in cassa dell’immagine di Maria a Rapallo

RAPALLO – La tradizione della messa in cassa dell’immagine di Maria è per Rapallo un atto solenne di devozione, un momento di preghiera intenso all’alba della vigilia della memoria dell’apparizione della Vergine sul monte che guarda la città. E’ un momento di raccoglimento per i membri dei sestieri e per le famiglie, reso evidente dai ceri che illuminano la cassa processionale. Nella messa del mattino il vescovo ha proposto una riflessione dedicata alla misericordia, offerta per realizzare l’identità umana, che è amare ed essere amati. Dio offre per primo il suo amore; lo offre a tutti, senza lasciarsi condizionare dai comportamenti e dalle risposte. Dio offre il suo amore gratuitamente, senza attese e senza pretese, e lo offre smisuratamente, senza misura, e senza meriti. E più si è nel bisogno più questo amore viene offerto.

TESTO DELL’OMELIA DEL VESCOVO 

«Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva
promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre» (Lc 1, 54-55).
In cosa consiste la misericordia di Dio?
La colletta della XXVI Domenica del T.O. – orazione che nel caso di specie ha oltre
mille anni – inizia così: «O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la
misericordia e il perdono….».
Dunque la misericordia di Dio è un’azione terapeutica cioè a dire un’azione attraverso la
quale Dio ricrea la persona, la rigenera a vita nuova, la guarisce dalla malattia
dell’egoismo. Più precisamente, è un’azione che conosce questa dinamica: Dio offre il
suo amore, se la persona lo accoglie in pienezza e quindi lo pratica allora salva la sua vita
dalla deriva del non senso, della vanità, dell’inconsistenza, dell’inquietudine perché
realizza la sua identità che è quella di amare ed essere amata.
Di quale amore ci ama Dio e quindi di quale amore siamo chiamati ad essere
trasparenza?
Il Dio che ci ha rivelato Cristo Gesù è un Dio che è amore (cfr 1Gv 4,8), è un Dio che ci
ha mostrato il suo amore donandoci l’unigenito suo Figlio morto per noi sulla croce e
risorto (cfr Gv 3,16), è un Dio che offre per primo il suo amore a tutti, gratuitamente,
smisuratamente, immeritatamente, incondizionatamente, «fino alla fine» (Gv 13,1).
Dio offre per primo il suo amore. «In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare
Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per
i nostri peccati» (1Gv 4,10); «Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con
Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo
salvati mediante la sua vita» (Rm 5,10).
Quante situazioni a rischio di rottura irreversibile (penso innanzitutto alla vita delle
famiglie) nascono dal fatto che ognuno aspetta che sia l’altro a fare il primo passo in
ordine alla riconciliazione.
Bisognerebbe convincersi che cristianamente umiliante non è prevenire l’altro, ma
lasciarsi prevenire dall’altro; non l’arrivare primo, ma l’arrivare secondo: «Se dunque
presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di
te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi
torna ad offrire il tuo dono» (Mt 5, 23-24). Quando Gesù dà un comando è perché nella
sua osservanza sta il nostro vero bene, quando Gesù da un comando dona anche la luce
e la forza per viverlo fino in fondo.
Dio offre il suo amore a tutti, senza lasciarsi condizionare dai comportamenti, dalle
risposte. Pastori, pubblicani, prostitute, adultere, lebbrosi: Gesù non ha escluso nessuno
dal raggio d’azione del suo amore. E chi sono io per farlo?
Dio offre il suo amore gratuitamente e cioè senza attese e senza pretese.
Dio offre il suo amore smisuratamente: la misura dell’amore di Dio è l’assenza di misura.
Dio offre il suo amore immeritatamente. Se proprio vogliamo istituire una proporzione,
non lo dobbiamo fare con riferimento ai meriti, alle virtù, che sono innanzitutto dono
(«Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti

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come non l’avessi ricevuto?» [1Cor 4,7]), ma con riferimento ai bisogni, alle necessità. Più
abbiamo bisogno, più siamo nella necessità, più Dio ci ama.
Ma perché questo amore che prescinde dai meriti, dalle virtù scandalizza? Perché tutta la
tradizione religiosa ha presentato un Dio il cui amore si ottiene per i meriti, per le virtù.
Allora questo provoca rabbia: “Ma come, mi sono sforzato tanto nella vita per osservare
le regole, ho sacrificato la mia vita per meritare l’amore di Dio, e ora tu mi dici che Dio
offre il suo amore anche a quelli che non fanno nessuno sforzo, che non hanno nessun
merito? Ah no eh!”. Chi ragiona così è uno che non ha capito nulla di Dio e della natura
della relazione che Dio ci chiede di avere con Lui. Ma anche per questo poverino c’è
speranza perché nulla è impossibile a Dio. Intendiamoci, il fatto che Dio ami in maniera
immeritata non deve portarmi a dire: “Beh, allora io faccio quello che mi pare, tanto Dio
è amore”. Abbiamo visto che questo amore è offerto ed è offerto per essere accolto. Sta
all’uomo accoglierlo. L’amore di Dio diventa efficace ed operativo non quando è offerto,
ma quando viene accolto e una volta che uno accoglie questo amore è chiaro che non fa
più il comodo suo. Quindi tutta questa offerta continua d’amore da parte di Dio non è
per far sì che l’uomo rimanga nella pigrizia: “Mi comporto come mi pare, tanto Dio mi
ama”, ma è un amore ricevuto dal Signore che si deve trasformare in amore comunicato
agli altri. Lo aveva capito bene S. Agostino che non a caso afferma: «Dilige, et quod vis
fac/Ama e fa’ ciò che vuoi».
Dio offre il suo amore incondizionatamente perché egli non è buono, è esclusivamente
buono, non si offende e non punisce. Se, per la tradizione religiosa che abbiamo alle
spalle, per quello che ci è stato insegnato, ci accompagna un’immagine di Dio che ci
mette paura, sbarazziamocene senza esitazione perché è un Dio falso che non ha diritto
di abitare nella nostra esistenza.
Dio offre il suo amore fino alla fine e cioè fino alla prova suprema di dare la vita, fino
all’ultimo respiro.
Chiediamo a Maria SS.ma, Madre di Misericordia e cioè Madre di quel Dio che è
Misericordia, di aiutarci, con i suoi esempi e la sua intercessione, ad accogliere
quest’amore di Dio diventandone immagine viva e trasparente e così salveremo la nostra
vita non solo dopo la morte ma già prima perché l’amore arricchisce, dischiude orizzonti
nuovi, impensati, rischiara la vita e quello che più conta, ci fa somigliare al Padre che è
nei cieli.

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