N. S. dell’Orto, Devasini: alleanza tra istituzioni, chiesa, famiglia e scuola

CHIAVARI – Un invito forte a costituire una alleanza fra istituzioni, chiesa, famiglia e scuola per affrontare ogni crisi: la riflessione sul valore della politica come carità e il ricordo di Marco Di Capua nella solennità di Nostra Signora dell’Orto.

OMELIA DI MONS. DEVASINI

«Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Lc 11,28).
Cari fratelli e sorelle, «Beati» perché?
Perché «Lampada ai miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino» (Sal 119,105).
Sì, la Parola di Dio è fondamentale per vivere da credenti la crisi, ogni crisi. Vivere la
crisi, ogni crisi da credenti vuol dire viverla come un tempo di grazia donatoci per capire
la volontà di Dio a riguardo di ciascuno di noi, a riguardo delle nostre famiglie, a
riguardo della comunità civile ed ecclesiale di cui facciamo parte, a riguardo della casa
comune; vivere la crisi, ogni crisi da credenti vuol dire viverla come un tempo di grazia
per convertirci e migliorare.
Ecco perché papa Francesco, memore della storia della Chiesa e più in generale
dell’umanità, chiede ripetutamente: «Pregate per me, perché io abbia il coraggio di
rimanere in crisi» (cfr Discorso del Santo Padre Francesco ai membri del Collegio Cardinalizio e
della Curia Romana, per la presentazione degli auguri natalizi, 21 dicembre 2020): non ci chiede
di pregare per lui così da essere preservato dalla crisi o da attraversarla indenne ed
uscirne il più in fretta possibile quando la crisi si palesa inevitabile; no, ci chiede di
pregare per lui perché abbia il coraggio di rimanere nella crisi vivendola da credente nel
senso che vi ho detto poc’anzi.
E le crisi sono tante.
Crisi della Chiesa, crisi della politica, crisi della famiglia, crisi della scuola, crisi educativa
(queste prime cinque crisi sono percorse da un filo rosso che è la crisi dell’autorità), crisi
sanitaria, crisi economica, crisi sociale, crisi delle relazioni internazionali, crisi
dell’ecosistema e sicuramente ho dimenticato tante altre crisi.
Non è evidentemente questa la sede per compiere un’analisi delle ragioni che sono
all’origine delle varie crisi. Analisi che va fatta e fatta seriamente senza peraltro fermarsi
ad essa perchè di analisi si può morire: «Dum Romae consulitur, Saguntum
expugnatur/Mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata» (Tito Livio, Storie, XXI, 7,
1).
Oggi più che mai è necessaria un’alleanza: Istituzioni civili – Chiesa – Scuola – Famiglia:
un’alleanza certo nella distinzione e non nella confusione dei ruoli, ma un’alleanza!
Un’alleanza per il bene della società tutta e in modo particolare delle nuove generazioni.
Lo so: «Una ricetta sicura per complicarsi la vita è occuparsi degli altri. Viceversa, un
segreto per vivere tranquilli è pensare a se stessi. Qualche volta noi pieghiamo addirittura
il nobilissimo concetto di “pace” ad esprimere un ideale di disimpegno: “voglio stare in
pace”, “lasciatemi in pace”. Siamo arrivati ad identificare la serenità con l’isolamento e il
fastidio con la relazione. Ma i profeti, che hanno migliorato la storia, l’hanno fatto
proprio complicandosi la vita, rifiutando la falsa pace dell’indifferenza e giocandosi per la
vera pace del dono di sé. La falsa pace fa leva sull’istinto di autoconservazione; la vera
pace da voce al desiderio di relazione» (Erio Castellucci, Omelia, 31 gennaio 2020).
Ecco, la politica con la “P” maiuscola è quella dimensione della vita umana che
custodisce come vocazione primaria questa: lasciarsi ferire il cuore dagli altri a
cominciare dagli ultimi, da quelli che agli occhi degli uomini non contano nulla e sono
considerati solo un peso per la società, da coloro che non hanno voce; lasciarsi
raggiungere dagli altri, dalle loro necessità materiali, morali e spirituali e a tutti garantire
aiuto e dignità. All’ascolto e cura degli ultimi deve poi sempre accompagnarsi l’ascolto e

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la cura della madre terra, spesso violata in nome del profitto che quando diventa un dio
si fa nemico dell’uomo.
Nella Lettera a una professoressa così scrive don Lorenzo Milani: «Ho imparato che il
problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è
avarizia». Intendiamoci bene: se la politica è tutto quanto vi ho fin’ora detto, allora
nessuno deve tirarsene fuori a cominciare ovviamente dagli amministratori pubblici.
Nessuno deve tirarsene fuori pena la propria diminuzione in umanità e quindi in felicità,
pena – per chi è cristiano – il tradire il Vangelo.
Caro fratello, cara sorella, la politica o è «la più alta forma di carità» come amava definirla
il grande san Paolo VI o è solo un luogo in cui si fanno affari, in cui si curano interessi
privati e allora si capisce la progressiva e ahimè crescente disaffezione dei cittadini nei
confronti della politica. Disaffezione da capire ma non da giustificare: anziché limitarti a
dire con riferimento agli uomini politici “son tutti uguali”, prova a gettarti, direttamente
o indirettamente, in politica e forte della tua fede in Dio e/o nell’uomo prova a
migliorare le cose, senza mai mollare, fino alla fine. Se non lo fai perché vuoi stare
tranquillo, allora non sei meno colpevole dei politicanti e cioè di quei politici che
antepongono i loro interessi personali al bene comune e che ogni giorno fanno sfoggio
di se stessi sui social.
Caro fratello cara sorella che mi stai ascoltando, domandati: sono un politico o un
monolitico? Sono uno che si lascia toccare la carne dalle fragilità degli altri o sono un
blocco di pietra assolutamente impermeabile agli agenti esterni e cioè una persona
autocentrata all’ennesima potenza?
Il cristiano o è un politico nel senso poc’anzi detto o non è un cristiano.
Caro fratello, cara sorella, fa’ oggi quello che sicuramente sarai stato contento di aver
fatto quando giungerà sorella morte, magari all’improvviso come è accaduto al nostro
caro Marco Di Capua che ricordiamo tutti con affetto e gratitudine: metti cioè oggi la tua
vita a servizio degli altri. È l’unico modo che hai per salvarla dalla deriva della
superficialità, dell’inconsistenza, dell’inquietudine, per salvarla dalla deriva del fallimento.
Cari fratelli e sorelle, chiediamo a N.S. dell’Orto di aiutarci a restare nella crisi: a restarvi
vivendola da credenti, a restarvi per cambiare in meglio il mondo in cui viviamo, a
restarvi sempre aperti al Dio delle sorprese, alle sorprese di Dio.

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