Solennità di Tutti i Santi

Messa vescovo tutti i santiDIOCESI – Nei primi giorni del mese di novembre la Chiesa ci invita a contemplare tutti i Santi e a pregare per i fedeli defunti. Nell’Apocalisse si parla di una moltitudine immensa di Santi, più di quelli di cui conosciamo i nomi. Parlare di loro, che già vivono nella Gloria del Signore, significa parlare della volontà di salvezza di Dio, ponendosi in un atteggiamento da amici, da fratelli. I Santi non sono un’immagine illusoria, ha spiegato il vescovo nell’omelia in cattedrale. La Santità è una condizione normale del cristiano, alla quale sono chiamati tutti gli uomini e tutte le donne. La festa dei Santi, pertanto, dischiude il significato della vita terrena, tempo di crescita e di prova, di dono di noi stessi e di speranza.

IL TESTO INTEGRALE DELL’OMELIA DEL VESCOVO PRONUNCIATA IL 1° NOVEMBRE NELLA CATTEDRALE DI N. S. DELL’ORTO.

La festa di Tutti i Santi, e in questa festa la celebrazione che stiamo vivendo, è festa di luce. noi intendiamo onorare e venerare tutti i santi, tutti coloro che vivono la Gloria di Dio perché lo vedono così come Egli è, e quindi sono ricolmi di lui, che è pienezza di Bene. Per questo la liturgia ci spalanca una grande finestra sul cielo attraverso la visione dell’Apocalisse che abbiamo ascoltato come prima lettura. Vediamo una moltitudine immensa. Sono tanti i Santi, più di quelli di cui conosciamo i nomi, e questa notizia ci è di consolazione, mentre conferma che, a questa notizia, a questa condizione di beatitudine, tutti siamo chiamati. Universale è la vocazione alla Santità afferma il Concilio. La Santità è la condizione normale del cristiano, quella alla quale è chiamato, alla quale è chiamato ogni uomo, ogni donna che viene a questo mondo. La visione di San Giovanni ci dice ancora che i Santi acclamano la salvezza come opera e dono di Dio. Cantano la Salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello. Parlare di Santità è parlare prima di tutto della volontà di Salvezza che è propria di Dio il quale esercita la sua sovranità soprattutto portando le sue creature alla vittoria sul male e alla condizione di raggiungere la pienezza di vita. Quest’opera si compie attraverso l’Agnello, Gesù Cristo, egli è l’Agnello di Dio, l’innocente, che ci ha lavato nel suo sangue, dono di amore. In una sua catechesi il Papa Benedetto diceva “Cristo Crocifisso e risorto nuovo Adamo oppone al fiume sporco del male un fiume di luce. E questo fiume è presente nella storia”. Vediamo i Santi, i grandi Santi, ma anche gli umili santi, i semplici fedeli. Vediamo che il fiume di luce che viene da Cristo è presente è forte. La condizione di beatitudine dei santi sgorga dall’essere a tu per tu con Dio. Essere con Lui fonte del bene e della vita, nel vederlo in quel modo che consente di penetrare l’impenetrabile, di immergersi nella sua infinta pienezza di bene di essere con lui. San Paolo per parlare della pace raggiunta dice: è così saremo sempre con il Signore e tutto questo in una grande comunione di amici e fratelli. L’essere così davanti a lui provoca una grande adorazione. Così la visione di Giovanni: i Santi adorano colui che è seduto sul trono e provocano un perenne canto di lode. Questa visione, però, non vuole illuderci. I Santi, in vesti bianche, la condizione della pura Gloria, sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione. Il testo fa riferimento prima di tutto ai martiri. Questa festa, infatti, è nata in oriente come festa di tutti i martiri del mondo. Ma parla anche delle prove della vita, della nostra vita che è prova. La festa dei Santi dischiude il senso della vita terrena, tempo di crescita, per questo tempo di prova da attraversare con responsabilità e fiducia. Tempo di dono di noi stessi sulle orme di Gesù. Tempo di speranza se sappiano anelare e guardare a quel traguardo di luce. I Santi ci sono amici, ci sostengono e ci accompagnano. Lasciamoci con questo invito che ci viene dalla lettera agli ebrei: “Anche noi, dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto ciò che è di peso che è il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento”.

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