Messa del vescovo nel cimitero di Chiavari

Messa vescovo cimitero per defuntiCHIAVARI – La vita non si conclude con la morte, ha ricordato il vescovo nella celebrazione del 2 novembre, al cimitero cittadino di Chiavari. Recarsi in visita sulle tombe dei propri cari, pregare per loro vuol dire annunciare la vittoria sulla morte. In quanto figli di Dio – ha detto Mons. Tanasini – siamo coeredi della sua Gloria. “Se noi siamo qui ad annunciare la vittoria sulla morte – ha continuato – non possiamo cedere alle logiche di morte”. Il vescovo ha invitato a vivere la misericordia e la carità su questa terra, per anticipare la ricostruzione di un mondo più giusto e più bello.

TESTO INTEGRALE DELL’OMELIA DEL VESCOVO NELLA CELEBRAZIONE AL CIMITERO DI CHIAVARI:

Mentre siamo qui, per ricordare con la nostalgia dell’affetto, i nostri cari e, soprattutto, a pregare per loro, nella consapevolezza che, dopo la morte, essi vivono e possono essere accompagnati dalla nostra carità alla visione beata, quella della vita che ci aspetta nel seno del Padre, noi annunciamo anche la vittoria sulla morte. Il fondamento di questa certezza è l’eredità, essere eredi di Cristo, della Sua Gloria, come ci ha ricordato l’apostolo Paolo. Siamo figli e siamo coeredi con lui della Gloria e tutto questo è fondamento della vittoria sulla morte, come egli ha vinto la morte con la sua Resurrezione. La vittoria sulla morte, però, non è soltanto il vincere, il superare, quello che tante generazioni di uomini hanno considerato un abisso. Ma è, anche, l’affermare che in quel momento, quando la morte sarà vinta definitivamente, per tutto il genere umano sarà restaurata la condizione dell’Universo. L’immagine profetica di Isaia, che abbiamo ascoltato, ci parla della chiamata sul Monte Santo di Dio, di tutti i popoli e, dunque, della realizzazione del sogno della pace, della fraternità, dell’incontro tra le genti. Nello stesso tempo ci ha detto anche che sarà vinta la morte, perché sarà ricostituita la giustizia, quella giustizia secondo la quale Dio ha creato l’universo. Non è solo l’osservanza della legge, in questo caso la giustizia, ma è la reintegrazione nel progetto di Dio. Questo sarà davvero il frutto della vittoria sulla morte. L’apostolo Paolo lo ha confermato parlando di una creazione che attualmente geme e soffre, in un qualche modo esprime il suo tormento, la sua attesa attraverso la nostra esperienza. E’ impressa nella creazione l’esperienza dell’uomo peccatore che vive la sua fragilità, ma verrà il momento della gloria dei figli di Dio e tutta la creazione sarà chiamata finalmente a quell’ordine bello, splendente, armonioso che il progetto di Dio ha sempre avuto dal principio. Se così è, se noi siamo qui ad annunciare nella promessa la vittoria sulla morte, allora noi non possiamo mai abbandonarci alle logiche di morte. Quelle logiche che tante volte serpeggiano in mezzo alle comunità degli uomini e che vediamo esprimersi tragicamente anche nei nostri giorni. La morte come affermazione, la morte come sopraffazione, la morte come prevalenza di un popolo su un altro, la morte come strada per la giustizia. Ecco questa logica non può essere la logica che noi viviamo nella fede. La logica è tutt’altra, invece, l’abbiamo ascoltata nel Vangelo: la logica della misericordia. Del riconoscere nel più piccolo il volto di Cristo, il volto del Signore, nell’incontrarlo, il più piccolo, nel farsi prossimo, nell’aiutarlo nella sua sofferenza, nel vincere la morte che è presente in ogni sofferenza. Nel vivere la misericordia e la carità noi anticipiamo questa ricostruzione di un mondo giusto, bello, ricco di carità. E su questo saremo giudicati. Se noi avremo affrontato la morte con la carità che ridà vita, che dà un po’ di vita a chi piange, a chi è sofferente, malato, in carcere. Se noi avremo fatto questo entreremmo nella vita. Se avremmo seguito una logica di egoismo, di orgoglio, di morte data intorno a noi, non ci sarà per noi posto nella vita. Le parole del Signore sono state chiare. Parlando della vittoria sulla morte siamo chiamati noi stessi ad essere donatori di vita attraverso la misericordia.

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