Santa Messa Crismale

10330473_1701257750112794_7214652361338863816_nCHIAVARI – La giornata del mercoledì santo si è conclusa con la celebrazione della Santa Messa Crismale nella Cattedrale di N. S. dell’Orto a Chiavari. Il presbiterio diocesano si è radunato attorno a Mons. Alberto Tanasini.

Di seguito un’ampia sintesi dell’omelia del vescovo:

Carissimi, non possiamo iniziare questa riflessione, senza ricordare i confratelli che per qualsiasi motivo non partecipano oggi. Ricordo che questo momento vuole essere di conforto a chi vive la fatica. Se qualcuno di questi fratelli assenti si sente per qualche motivo distante. Ricordiamo Don Paolo Bacigalupo e Don Mario Rollando a Cuba, che vivono i momenti attuali dell’isola. Ricordo Don Corrado, vescovo di Pavia, che mi ha telefonato dicendo “è la prima volta che manco alla messa crismale a Chiavari, lo faccio portando con me il ricordo vivo di tutto il mio presbiterio”.

Non possiamo non ricordare i tragici eventi che segnano la vita del nostro mondo. Le guerre, i profughi fuggiti dalle loro terra, gli attentati e le stragi, l’uccisione di quattro suore in Yemen, le stragi in vari paesi dell’Africa.

Viviamo il cordoglio per le giovani vittime dell’incidente in Spagna, tra cui la genovese Francesca Bonello ben conosciuta dalla Chiesa Genovese.

Teniamo nel cuore e nella preghiera questi eventi.

Carissimi fratelli,

questa nostra celebrazione, è strettamente legata all’istituzione dell’Eucaristia di cui faremo memoria nella messa in Coena Domini. Richiamo questo legame per riaffermare quale sia la fonte della nostra vita. Celebrando l’Eucaristia raggiunge il suo vertice l’essere discepoli del Signore e metterci ogni giorno alla sua scuola.

Il rischio nascosto nelle categorie del mondo secolare è quello di renderci incapaci di raccogliere il mistero del rapporto con il Dio vivente.

Il Papa riscontra in molti operatori pastorali il desiderio di spazi di autonomia e distensione, che li inducono a vivere i propri compiti come mera appendice della vita. Forse attraverso di esse abbiamo riconosciuto malesseri e difficoltà che noi denunciamo spesso. Non ci chiudiamo nel pessimismo distruttore, ma cerchiamo di affrontarle insieme.

Il Papa esprime anche gratitudine immensa per l’impegno di chi lavora nella Chiesa. Faccio mio il ringraziamento della testimonianza, che ci invita a superare l’egoismo e a fare di più.  Chiediamo al Signore che ravvivi la consapevolezza che siamo un dono nella Chiesa. Infatti essere un sacerdoti non è un dono per noi stessi, ma per la Chiesa. Il Signore ha voluto essere incontrato non solo in parole scritte e dette, ma  negli uomini e donne che incontriamo, questo è possibile in modo sensibile solo se la nostra vita ripropone lui.

Così vuol essere presente, così ci ha mandati, non come meccanici autoparlanti, ma come testimoni del risorto,impegnati a vivere evangelicamente, credere che il Vangelo ci offre la vita del risorto. Bisogna avere il coraggio di farla nostra.

Non credete che questa sia oggi veramente l’urgenza, se non vogliamo essere assorbiti da quella cultura globalizzata che può limitarci, farci ammalare?

Nell’Eucaristia ci sono due direzioni di comunione.

La  prima comunione presbiterale. Non siamo preti da soli, ma legati nel presbiterio con il vescovo. La vostra presenza dice che ne siete consapevoli. Nel tempo segnato dall’individualismo siamo chiamati ad affermare la forza della condivisione fraterna.

La seconda direzione è quella con i fedeli, specie quelli affidati alle nostre cure. Comunione dinamica e missionaria nelle nostre comunità, con i consigli diocesani e altre forme di dialogo pastorale. Questa esortazione mi trova convinto e cerco di attuarla. Al tempo stesso la rivolgo a voi. Non temete l’ascolto dei fedeli e nemmeno la consapevolezza che non sono i nostri sudditi e noi non siamo padroni della nostra comunità. E’ vero che ci possono essere reazioni non  dettate dal bene comune, ma dal raggiungere il proprio puntiglio, che degenerano persino nella maldicenza. Eppure neanche questo può sottrarre dal raggiungere un cordiale rapporto.
Riprendiamo in mano l’Evangeli gaudium.

Invito a riflettere anche sull’apporto necessario della donna nella vita della Chiesa.                           

Diamo volto all’amore misericordioso di Dio per gli uomini di oggi.

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