Messa per le forze armate: al servizio della pace e della gente

CHIAVARI – Indulgenti con noi stessi, ma rigidi con gli altri. E’ un esame di coscienza quello che il Vescovo ha proposto in occasione della Messa per le Forze Armate celebrata in Cattedrale a Chiavari. Siamo pazienti per le nostre mancanze, ha spiegato, ma estremamente duri con il prossimo. Lo stiamo sperimentando oggi: c’è un senso di giustizia – ha spiegato Mons. Tanasini – che non sa coniugarsi con la misericordia. La Parola di Dio, invece, chiede un atteggiamento di aiuto e sostegno verso l’altro, piuttosto che di annientamento e di soppressione. Un servizio, secondo il Pastore della Diocesi, che le Forze Armate fanno ogni giorno: un servizio di pace, vicino alla gente, capace di vivere la giustizia nella misericordia. Di seguito un’ampia sintesi delle parole pronunciate nell’omelia da Mons. Alberto Tanasini. “Ho accolto molto volentieri la richiesta di questa celebrazione e vi partecipo con un senso di profonda riconoscenza. E’ il sentimento che deve animare una comunità di fronte a coloro che si dedicano per il suo bene. Questa particolare celebrazione si pone nel cammino verso la Pasqua. La Pasqua è sempre occasione di rinnovamento di vita nuova, ma il cammino verso questa meta ci chiede una verifica della nostra vita. Diventa un cammino penitenziale. Il che significa rendersi conto della nostra realtà e di cercare di riconoscere quello che sono le nostre condizioni che spesso ci chiedono una penitenza, cioè un cambio di vita, un gettare il male che non è estraneo alle nostre scelte, alle nostre decisioni. Questo cammino è decisamente personale, ognuno è chiamato a questo percorso. Riguarda anche un corpo sociale. Un popolo infedele ai suoi doveri, diventa causa della sua umiliazione. Significa scoprire anche le leggi più alte, quelle che segnano il rapporto con Dio. Questo è il riferimento alto, capace di reggere la vita di un popolo. Credo che l’istituzione come le forze armate, coloro che si dedicano a sostenere la vita sociale del bene, siano rappresentative più di altre realtà dell’identità che regge un popolo e lo esprime. Io credo che siano questi i beni ai quali non possono non ispirarsi chi si fa carico di un popolo. Occorre un esame di coscienza collettivo. Il vangelo in particolare ha fatto la richiesta: il modo con cui noi giudichiamo gli altri. Spesso indulgenti con noi stessi e duri con gli altri. Per le nostre mancanze è così facile giustificarsi, pretendere comprensione. Trovarci a dire: ecco ma bisogna aver pazienza. E poi con gli altri essere estremamente rigidi. Lo stiamo sperimentando nella nostra vita sociale. C’è un senso di giustizia che non sa coniugarsi con la misericordia. La misericordia non è contro la giustizia. Diventa un modo per misurarsi con la giustizia. Oggi è così diffuso l’atteggiamento di chi non vuole avere assolutamente pazienza. Oggi la parola di Dio nel cammino della quaresima ci sta chiedendo un servizio alla comunità che sappia essere un cammino di comprensione di aiuto, più che di annientamento, di soppressione. Quello che la parola di Dio richiama oggi. Il servizio che si offre alla comunità sia un servizio che vuole essere di aiuto e di sostegno. Le notizie che noi abbiamo, ci dicono che questo è l’atteggiamento che le forze armate vogliono portare un servizio di pace, essere vicini alla gente, sostenere. Di questo siamo ammirati e grati. Oggi la parola di Dio ha potuto dare fondamento di una umanità che grazie a Dio è stato donato ad un popolo. Si rifà anche a questa profonda radice cristiana che ci parla di giustizia di un modo di vivere la giustizia nella misericordia”.

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