Messa in Coena Domini

coena-dominiCHIAVARI – L’ultima notte di Gesù sulla terra è stata estremamente significativa: consapevole di quanto stava per accadere, il Figlio di Dio lascia agli uomini una serie di segni e di consegne, che nel momento supremo esprimono il suo amore. Durante l’Ultima Cena con gli Apostoli compie la lavanda dei piedi; poi, spezza il pane e offre il vino; subito dopo, va a pregare nel giardino del Getsemani, dove incomincia la sua Passione con il tradimento di Giuda e l’arresto. La Chiesa sta rivivendo gli episodi culminanti del mistero di Cristo. Il vescovo Alberto Tanasini ha presieduto in Cattedrale la S. Messa in Coena Domini, alla quale ha partecipato anche il vescovo Alberto Maria Careggio. “Con la lavanda dei piedi -ha ricordato Tanasini- Gesù si fa servo e insegna a fare lo stesso; dà un’impronta alla vita della Chiesa, fatta da fratelli, che gareggiano nel cercare il bene reciproco”. Lascia poi i segni eucaristici, che anticipano la sua offerta sulla Croce: il Corpo di Gesù sarà spezzato e il suo Sangue sarà letteralmente versato. “I segni non sono solo simbolici -ha spiegato il vescovo-, Gesù si dà realmente; così, a nostra volta, dobbiamo fare della nostra vita un’offerta al Padre. Mangiando questo pane, noi abbiamo la vita, e bevendo questo calice noi abbiamo gioia: è il pane vivo disceso dal cielo, pane di Resurrezione, che ci fa partecipare della sua vita, che è vita eterna”. Poste queste verità di fede, perché allora cresce l’indifferenza per questo dono? Mi sento, non mi sento. Se non mi sento, a che cosa serve? Sono i modi di ragionare che sento. Forse considerare poco l’Eucaristia risente di un rapporto con Dio non più dettato dall’amore adorante ma dal vantaggio di ciò che si riceve: stare bene qui. Quando usciamo di chiesa dopo esserci comunicati, ci rendiamo conto che Cristo ci ha cambiati e il nostro pensare e agire dovrebbero portare il modo di Cristo?

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