Appello alla preghiera per Cuba

CUBA – Un invito alla preghiera e alla vicinanza alla popolazione: è quanto arriva da Don Paolo Bacigalupo, sacerdote fidei donum nella diocesi di Santa Clara a Cuba. Il passaggio dell’uragano Irma ha provocato devastazione, mettendo in ginocchio la già precaria situazione sia abitativa sia lavorativa dell’isola caraibica. In una lettera, indirizzata al vescovo Alberto Tanasini e alla Diocesi, don Paolo illustra la situazione e invita i fedeli diocesani a un sentimento comune di vicinanza e di preghiera. Ecco il testo della lettera.

Santo Domingo (Cuba), 12 settembre 2017
 
Carissimi Amici,
con questa mail scrivo innanzitutto a coloro che in questi giorni mi hanno chiamato o scritto per sapere della situazione che si sta vivendo a Cuba dopo il devastante passaggio del ciclone Irma.
Vorrei poter scrivere per rispondervi a ciascuno personalmente, ma in questo momento non mi è possibile.
Scrivo anche a tutti coloro che in questi anni ci hanno visitato, conoscendo la realtà della missione delle diocesi di Genova, Savona e Chiavari a Cuba, e che so che continuano a portare nel cuore le persone e le comunità di qui.
 
Innanzitutto voglio precisare che la zona in cui ci troviamo non è stata particolarmente colpita. Il ciclone si è fatto sentire con forte pioggia e vento, ma tutto sommato i danni non sono stati sconvolgenti come in altre parti dell’isola. I venti sono stati forti ma da tempesta tropicale, non da ciclone. Le piogge sono state abbondanti ma i fiumi e i torrenti non sono straripati. Le case che registrano danni significativi non sono molte. Per lo meno in questa zona della provincia di Villa Clara non ci sono state vittime.
Durante il passaggio del ciclone abbiamo aperto le porte a tutti coloro che vivendo in case non sicure hanno voluto trovare riparo in strutture della chiesa. Per cui nella chiesa di Rodrigo, di Cascajal, ed Esperanza e nelle cappelle di Las Nieves, Mordazo, Copa, e Pajarito molte persone hanno potuto sentirsi al sicuro.
Purtroppo la chiesa di Rodrigo è stata seriamente danneggiata. Il tetto è stato spazzato via dal vento. Attualmente è inagibile, ma per fortuna le persone che lì si stavano riparando non sono rimaste ferite. Nonostante il disagio hanno potuto rimanere al riparo stringendosi nella casa canonica.
La mancanza di elettricità e quindi di acqua ci ha obbligato a sospendere il servizio delle mense dei poveri. Attualmente sono chiuse quelle di El Guanito, Esperanza, Jicotea e Cascajal. L’unica funzionante è quella di Santo Domingo.
 
Il ciclone. Gli esperti dicono dice che un ciclone come Irma non passava su Cuba dal 1932. 
Presenteva tutte le caratteristiche negative di un ciclone.
La forza: di categoria cinque (la più alta), con raffiche di vento che hanno superato i 300 km orari. Inoltre ha mantenuto il suo occhio nel mare, consentendogli di mantenere costante la categoria massima. 
L’ampiezza: un diamentro di 700 km. Per questo le mareggiate sono state forti soprattutto sulla costa settentrionale (onde tra i 7 e 9 metri), ma anche su quella meridionale.
La velocità di movimento: è stata di 27 km orari, la minima di 13 km orari. Il che vuol dire che è stato un ciclone molto lento, che ha avuto tutto il tempo per devastare con la forza congiunta delle piogge, del vento e del mare.
L’itinerario del ciclone è stato da est a ovest lambendo la costa settentrionale, toccando tutte le provincie di Cuba fino a L’Avana. Unica provincia rimasta illesa quella di Pinar del Rio. Questo aspetto rende particolarmente difficile e lenta l’opera di recupero. In passato i cicloni che hanno colpito Cuba coinvolgevano due o tre province. Le altre potevano intervenire per aiutare. Nel caso di Irma non è possibile. a parte una, tutte le provincie sono state seriamente danneggiate. Il che significa che ognuna deve fare se, con le proprie forze e con i propri mezzi, per tentare di recuperarsi.
 
La situazione:
Anche se nessuno lo ammette, la sensazione è che Cuba sia in ginocchio. 
Ci si limita, convinti di infondere forza alla gente, a ripetere frasi che sono pura retorica politica. Come questa: “la rivoluzione è un ciclone più forte del ciclone Irma”.
Le vittime fino ad oggi sono 10. Tre i dispersi. 
La fascia settentrionale dell’isola è stata devastata. Non ho potuto vedere con i miei occhi. Ma ho ancora nelle orecchie le parole del Vescovo Arturo: “Isabela non esiste più, spazzata via, rasa al suolo. E come Isabela de Sagua numerose altre località come Caibarien, Corralillo, Sagua. Tutte situate sulla costa nord o nelle vicinanze. Sto nominando solo alcuni luoghi della provincia di Villa Clara. A questo elenco del tutto parziale bisogna aggiungere tutte le localite delle altre provincie (Santi Espiritu, Ciego de Avila, Camaguey, Las Tunas, Holguin, Santiago) distribuite sulla costa settentrionale dove il ciclone ha distrutto unendo le sue forze: vento, pioggia e mare. In queste zone non sono poche le persone che sono rimaste unicamente con quello che indossavano.
 
L’intera isola è senza corrente elettrica. Affinché possiate farvi un’idea è come se ci fosse un black-out che si estende da Bolzano a Palermo.  La rete di distribuzione nazionale e locale dell’energia elettrica infatti presenta ingenti danni.
Si dice che le località maggiormente colpite, e non sono poche, possano ritornare a usufruire dell’elettricità tra non meno di un mese. 
La mancanza di elettricità comporta la quasi totale mancanza di acqua. L’acqua infatti si trova prevalentemente in pozzi che funzionano con turbine elettriche. Inoltre, una volta che ritorni l’elettricità bisognerà stare molto attenti nell’uso dell’acqua. Le forti piogge hanno mescolato le acque dei pozzi con le acque delle fosse (acque nere). L’acqua è contaminata. 
E’ alto, quindi, il rischio di future epidemie. Prima fra tutte quella di colera.
Se volete capire di più provate a chiudere gli occhi per un minuto ed immaginate tutto quello che nella vita quotidiana non si può fare senza elettricità e senza acqua.
La mancanza di questi due elementi fondamentali della vita quotidiana trasforma in un’impresa la possibilità di cucinare. La maggior parte delle case infatti è dotata di piastre o fornelli elettrici.
Per questi motivi, in generale, regna, finora, uno stato di paralisi.
 
L’economia Cubana si fonda principalmente nell’agricoltura e nel turismo.
Il ciclone ha fatto saltare l’agricoltura. Il passaggio di Irma ha abbattuto un numero incalcolabile di piante di mango, avocado, banane, e non solo. E’ vero che è soltanto frutta, ma è anche vero che fa parte dell’alimentazione basica del cubano. Si ritornerà a seminare ma ci vorranno anni prima che queste piante possano ritornare a dare frutto.
Persi i raccolti di fagioli, riso e mais. Altri alimenti basici dell’alimentazione di qui.
Meno pesanti, per fortuna, i danni alla coltivazione della canna da zucchero.
 
Le zone turistiche più rinomate visitate ogni anno da turisti di tutto il mondo si trovano sulla costa settentrionale di Cuba. Questo vuol dire che è saltato il turismo. Luoghi conosciuti come Varadero, Cayo Santa Maria e Cayo Coco, ecc… hanno perso la quasi totalità delle strutture alberghiere. Questo accade proprio all’inizio dell’alta stagione. In Europa sta arrivando il freddo, e sono milioni i turisti che si preparavano, nei prossimi mesi, a partire per Cuba. 
 
Si spera che le autorità cubane accettino gli aiuti internazionali. Ma si teme anche che un ottuso orgoglio ideologico vinca sul buon senso.
 
La gente: C’è di tutto. Chi fa finta di non vedere. Chi pensa di aver risolto i problemi della sua vita perché è riuscito a caricare la batteria del cellulare. Chi commenta di nascosto dicendo che in fondo Irma non è niente a confronto di “un ciclone che a Cuba dura da più di 60 anni”. Chi è stanco. E sono tanti. Stanco perché la vita quotidiana a Cuba nei suoi aspetti più semplici è già di per sé complicata. Ma ora lo è ancora di più. Pulire intorno alla propria casa da tutti gli alberi e i rami caduti per terra. Rimuovere il fango accumulato nelle case. Riparare alla meglio la propria casa con interventi che sembrano più i rammendi di una sarta. Fare salti mortali per trovare un po’ d’acqua per lavarsi e cucinare. Ritornare ai metodi di una volta per conservare il cibo, quando non esisteva il frigorifero. Inventare fornelli con legna e carbone. Correre da una parte all’altra per trovare una candela per illuminare la casa nelle ore notturne. E trascorso un giorno, ritornare a fare lo stesso nel giorno successivo.
Poi ci sono persone come Olga, un’anziana signora della comunità del Pajarito (che affettuosamente chiamo “la mia mamma dei Caraibi”), che nell’incontro di oggi ha detto così: “Alla Virgen de la Caridad non le chiederò di risolvermi il problema dell’elettricità e dell’acqua, ma che mi dia la speranza e la forza per ricominciare”. Finito il suo breve intervento, o meglio, la sua altissima preghiera si è alzata per regalare a una persona un gallone d’acqua, a un’altra un casco di banane e a me una sacco di patate. Guai se non avessi accettato. Lo spirito di Olga è l’unica “epidemia” di cui Cuba ha bisogno in questo momento.
 
La Chiesa: La chiesa di Cuba nei limiti dei mezzi di cui dispone e nei limiti di quanto gli è concesso si è mossa fin da subito con tutti i suoi membri (vescovi, sacerdoti, religiosi/e e laici) non per fare ma raggiungere tutti. Non per fare ma per vedere, sentire e toccare con mano il dolore. Non per fare ma per ascoltare e raccogliere gli sfoghi. Non per fare ma per consolare e sostenere. Non per fare ma per abbracciare. Non perché il fare non sia importante, ma perché per elaborare progetti di intervento prima di tutto è necessario l’essere e l’esserci.
Personalmente sento che è importante, dove sia possibile, che nelle comunità si possa ritornare al più presto ad ascoltare e celebrare la parola di Dio e l’eucarestia. Prima di tutto perché rappresenta un piccolo ritorno alla normalità, cosa di cui c’è profondo bisogno. Ma soprattutto perché la parola di Dio e l’eucarestia sono l’unico pane che se “ascoltato” ci permettono di interpretare questo tempo così pieno di disgrazia per trasformarlo in tempo di grazia. Altrimenti si rischia di perdere più di quanto si sia già perso con il passaggio di Irma: il senso di Dio, il senso del prossimo e il senso di sé. Altrimenti regnerà il rancore e la corsa sempre fatta a gomiti alti “al chi si salvi chi può”.
 
Molti ti voi mi hanno chiesto come possono aiutare. 
Innanzitutto pregando per la gente di Cuba. Forse rimarrete delusi, forse penserete che è inutile. Vi assicuro che è ciò di cui abbiamo bisogno, prima di tutto. 
Nella preghiera ci potete portare e incontrare ogni giorno. Nella preghiera potete stare e camminare con noi. Non so spiegare il perché, ma in questo preciso istante ricordo un’immagine stravagante per definire la preghiera e tutta la vita di fede: è come la ruota di una bicicletta; i raggi che la compongono si avvicinano tra di loro più si avvicinano al centro della ruota. La preghiera è la stessa cosa: ci avvicina al centro, che è Dio, per questo ci avvicina agli altri.
E poi vi chiedo di aspettare, non invano, ma “vigilando” con “la lampada accesa” e “la veste rimboccata”, affinché quando giunga l’ora vi si possa trovare disponibili a servire concretamente. Prima scrivevo che ci vuole tempo per elaborare progetti di intervento e come intervenire. Per cui aspettare che la chiesa cubana dia delle indicazioni. Aspettare che vengano formulate delle proposte. Aspettare che ci venga detto dove, quando e come riversare il vostro aiuto concreto. Appena sarà possibile vi faremo sapere. 
Sapere che ci siete è il primo aiuto di cui abbiamo bisogno.
Un abbraccio grande, don Paolo.

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