Santa messa Crismale

CHIAVARI – In diocesi la Messa Crismale viene celebrata alla vigilia del triduo Pasquale. Il vescovo ha richiamato il valore della fraternità sacerdotale, percorso sul quale il presbiterio diocesano sta riflettendo e lavorando da tempo. Un legame che va oltre i confini territoriali e rende vicini anche i preti che si trovano in terra di missione. Mons. Tanasini ha ricordato coloro che si sono potuti unire solo spiritualmente alla celebrazione perchè malati o impossibilitati a partecipare. Ha poi letto alcuni stralci della lettera inviata da Don Claudio Arata, sacerdote fidei donum a Cuba, unito ai confratelli nella preghiera.  Nella riflessione, Mons. Tanasini, si è soffermato su alcuni aspetti della vita sacerdotale, che implicano un cammino di amicizia con Cristo.

Ampi stralci dell’Omelia del vescovo Tanasini:

Il tema della fraternità sacerdotale che caratterizza il cammino del presbiterio diocesano, è stato richiamato dal vescovo Alberto Tanasini che ha presieduto la Santa Messa Crismale in Cattedrale a Chiavari. Alla base della fraternità sta la comune ordinazione presbiterale, la cui radice è Cristo. “L’identificazione sacramentale – ha spiegato il vescovo – esige la relazione personale, l’amicizia con Cristo”. La domanda che Gesù rivolge a ciascuno, ha proseguito il presule, è: mi ami tu? La risposta deve attingere alle parole di Pietro, mosse dalla consapevolezza del proprio limite e del desiderio di misericordia. “La nostra umanità vada plasmata secondo quella del Signore” ha detto mons. Tanasini che si è poi soffermato sulla via da percorrere, in un serio cammino spirituale di amore a Cristo e alla Chiesa. Tenere sempre vivo il dono ricevuto con l’imposizione delle mani, implica una continua conversione. Fare in modo che non si spenga l’entusiasmo, e per far questo, trovare alimento nella parola ascoltata ed assimilata, in un continuo dialogo col Signore.
“Il dialogo – ha sottolineato il vescovo – è uno degli aspetti profondi dell’amicizia”. Nella celebrazione eucaristica il Sacerdote trova la massima comuniore con Cristo, ma deve, al tempo stesso, non trascurare la guida spirituale, accompagnata dal sacramento della riconciliazione. Una gestione del tempo che consenta la cura della vita interiore, prima necessità pastorale.
“Vita interiore non vuol dire chiusura in se stessi – ha spiegato Mons. Tanasini – ma una matura capacità di stare insieme alla gente”. Infine il ministero dell’annuncio, ricordando che i gesti che si compiono, sono gesti del risorto. Le parole che diciamo sono parole del risorto. E noi compiendoli dobbiamo avere la consapevolezza di essere strumenti del risorto che parla e che opera.

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