San Martino in Portofino


Parrocchia
San Martino in Portofino
Indirizzo: Vico Nuovo, 42 – , 16034 Portofino (GE)
Tel: 0185.269337
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Note:
Parrocchia antichissima, anteriore all’anno 1000. Il documento più antico che riguarda la chiesa di Portofino è del 1130 : Papa Innocenzo II concede ai Monaci di San Fruttuoso di Capodimonte la giurisdizione sulla chiesa di Portofino ; questi privilegi furono confermati da Papa Alessandro III con una bolla del 1164. Il paese di Portofino rimase sotto la giurisdizione dell’Abate di San Fruttuoso fino al 1171, anno in cui, in seguito ad un accordo, la giurisdizione civile passò ai Consoli di Rapallo, mentre la chiesa rimase sotto il patronato dell’Abate. L’8 marzo 1550 Papa Giulio III concesse che tutti i diritti e i privilegi dell’Abate di San Fruttuoso fossero trasmessi al Principe Andrea Doria e ai suoi successori, che quindi ebbero facoltà di eleggere il Parroco di Portofino (e anche di Corte e Nozarego). Con un decreto della Sacra Congregazione del Concilio del 24 gennaio 1885 le Parrocchie di Portofino, Nozarego e Corte furono sottratte alla giurisdizione dell’Abbazia di San Fruttuoso e poste sotto l’autorità dell’Arcivescovo di Genova. Nel 1892 passarono alla Diocesi di Chiavari. Nei primi tempi i Parroci di Portofino sono denominati “Ministri” ; dal 1331 assumono il titolo di Rettori. Il 25 maggio 1696 Mons. Giovanni Spinola, Arcivescovo di Genova, eleva la Parrocchia ad Arcipretura. La chiesa è dedicata a San Martino, Vescovo di Tours e fu consacrata il 10 giugno 1548 ; nel 1120 San Giorgio martire venne eletto Protettore e Contitolare con San Martino della Parrocchia (le reliquie di San Giorgio furono portate a Portofino nel 1154 e custodite nel Santuario : vedi I Santuari della Diocesi di Chiavari). E’ patria del Carmelitano Michelangelo Marchese, apostolo della redenzione degli schiavi d’Africa (sec. XVII), e dell’Arcivescovo di Genova Salvatore Magnasco (sec. XIX).
Abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte
La fondazione del Monastero di San Fruttuoso di Capodimonte, oggi nel Comune di Camogli e appartenente all’Archidiocesi di Genova, è attribuita nel 262 d.C. a due religiosi, Giustino e Procopio: questi erano partiti dalla Spagna per Roma con le ceneri del Santo Vescovo di Tarragona, Fruttuoso, poco tempo dopo il suo martirio; a causa di una tempesta approdarono nella piccola insenatura dove costruirono la prima chiesa. La storia del monastero inizia probabilmente con i primi monaci di San Colombano, o con i Benedettini: sono accertate devastazioni di pirati saraceni a danno di questi monaci intorno al sec. VIII / IX. Nell’anno 986 Adelaide, imperatrice e regina d’Italia, fece dono di alcune terre del Tigullio al monastero di San Fruttuoso per suffragare l’anima del defunto marito Ottone I e per ringraziare il Signore di aver salvato da una tempesta il figlio Carlo per l’intercessione di San Fruttuoso e le preghiere dei monaci. Fra il 1000 e il 1300 il monastero si liberò da ogni soggezione all’Arcivescovo di Genova e raggiunse l’apice della sua potenza: da esso dipendevano molte chiese e territori (in particolare aveva giurisdizione sulle Parrocchie di Portofino, Nozarego e Corte), ed ebbe importanti privilegi sia da autorità civili che religiose. L’organizzazione caratteristica delle grandi abbazie feudali è confermata da una bolla di Papa Alessandro III del 1164, che indica proprietà e privilegi dell’Abbazia di San Fruttuoso. Il monastero ebbe molto a soffrire per la crisi di vocazioni religiose e per le continue scorrerie di pirati saraceni. Papa Giulio III, con una sua bolla dell’8 marzo 1550, concesse che tutti i diritti e i privilegi dell’Abbazia di San Fruttuoso fossero trasmessi al principe Andrea Doria e ai suoi successori (i Doria avevano il sepolcro di famiglia nell’Abbazia fin dal sec. XIV, e nel sec. XVI fecero costruire la Torre in difesa dalle incursioni saracene). L’Abbazia fu poi acquistata dalla famiglia Doria Pamphili nel 1863, per sottrarla alle leggi sull’incameramento dei beni ecclesiastici. Con decreto della Sacra Congregazione del Concilio del 24 gennaio 1885 fu abolito il giuspatronato della famiglia Doria sulle Parrocchie di Portofino, Nozarego e Corte, e nel 1983 la famiglia stessa donò l’Abbazia e la Torre al F.A.I. (Fondo per l’Ambiente Italiano), associazione che si propone di acquisire, restaurare e adibire a uso pubblico beni di valore artistico, storico e ambientale.
Gli Incaricati
Sacerdote Alessandro Giosso Parroco (Can.526)