“Il coraggio di essere unici” è il titolo dell’incontro con Laura e Amerigo Basso, genitori di Sammy, giovane affetto da progeria e scomparso nell’ottobre 2024.
L’iniziativa, promossa dall’Ufficio per la Pastorale giovanile della Diocesi, è in calendario per sabato 7 febbraio alle ore 21:00 nella Basilica dei Santi Gervasio e Protasio di Rapallo.
«Scienziato, ricercatore e cattolico, Sammy Basso è esponente di una modalità di credere lieta, colta ed istruita, mai in conflitto con la ragione e con la scienza – dice don Jacopo de Vecchi, direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Cultura -. La sua condizione fisica non gli ha impedito di studiare e di raggiungere alti livelli accademici di competenza scientifica, la sua malattia non gli ha impedito di di essere felice: sempre sorridente, è stato vera e propria sorgente di incoraggiamento, senza retorica, senza sentimentalismi. L’impatto quotidiano con il mistero del male non gli ha impedito di essere credente, di fondare tutta la sua vita sulla buona notizia del vangelo, sulla speranza. Il suo pensiero è affidato a pagine di diario e ad interviste, caratterizzate da uno stile linguistico di bellissima forma e di contenuto profondo, segno di acuta intelligenza».
In questi giorni e sino all’8 febbraio sempre nella Basilica di Rapallo è possibile visitare una mostra che ripercorre la sua storia: «È la prima volta che la mostra dedicata a Sammy Basso arriva in Liguria – dice don Tommaso Mazza, vicario parrocchiale -. La figura di Sammy, che abbiamo visto tante volte in televisione, sui social e sul web, ci è entrata nel cuore: ci siamo accorti che la sua storia è capace di raccontare una vita buona, piena, possibile. Una vita vissuta fino in fondo, nonostante tutto. La freschezza della sua testimonianza parla ai giovani, ma anche a tutte le età, ed è un invito a non restare spettatori, ma a tuffarsi nella vita con passione, coraggio e speranza. Visitare questa mostra significa prendersi un po’ di tempo per fermarsi davanti a parole che ti fanno ripensare al dono grande che siamo e a ciò che, anche dentro i limiti, possiamo diventare».
